Marco Pastonesi

Marco Pastonesi Rugby Underground


Bottega Errante Edizioni, 2025, collana Camera con vista, postfazione di Giorgio Terruzzi, 167 pagine, 18 euro Narrativa Italiana | Racconti | Sport

14/02/2026 di Valerio Corbetta

Che il rugby non sia uno sport, ma una filosofia di vita è chiaro a chiunque abbia minimamente approfondito la storia, i personaggi, le vicende legate alla palla ovale. Ai suoi riti, alle sue tradizioni, alle sue regole scritte e soprattutto non scritte. Il rugby è la perfetta rappresentazione di cosa significhi lavorare tutti insieme per un unico obiettivo. È quanto di più inclusivo ci sia, l’esempio di come chiunque possa portare il proprio mattone per la costruzione della casa comune. Dove il terzo tempo conta più dei due che l’hanno preceduto.

Marco Pastonesi ce ne parla in Rugby Underground, attraverso i racconti della cantina di un elettrauto, l’umanità colorata e sgangherata che là dentro nasce, cresce, vive, quasi ai margini di una Milano in divenire, quella che, mentre in centro trasforma Brera e i Navigli in “da bere”, nei quartieri di periferia difende la sua unicità, umanità, qualità della vita semplice, dove il colesterolo prende il sopravvento rispetto al ceto sociale, il brasato annegato per una notte nel rosso vale più di un’apericena, un ossobuco più di un sushi, un risotto giallo più di pizzette e noccioline; soprattutto dove l’amicizia e la disponibilità verso il prossimo sono valori inalienabili.

Le squadre amatoriali, quelle giovanili, gente che paga per avere il campo dove giocare e non viceversa, un intreccio di storie con il rugby come comun denominatore o come scusa per (ri)trovarsi, andare avanti nonostante tutto il resto si metta di trasverso, fare gruppo, divertirsi, ridere, mangiare, bere. Pastonesi ci presenta uno spaccato che sarebbe tanto piaciuto a Gaber e Jannacci, a Fo e a Beppe Viola (non a caso tra gli amici della cantina spuntano pure Ricky Gianco, Abatantuono, Giorgio Terruzzi, che firma pure la post-fazione), dove la malinconia è sempre aleggiante, ma si preferisce metterla in un angolo per lasciare spazio alle cene dove la preoccupazione per le calorie viene spazzata via in un amen, in cui il vino e la birra scorrono più dell’acqua del Lambro o del Seveso. A chiudere ogni mini capitolo, una battuta in dialetto milanese. A punteggiare le storie, un’antologia di barzellette da osteria. A spezzare il ritmo del racconto, ricette volanti dei piatti della tradizione meneghina.

Un libro che è un gioiellino da custodire: leggere una volta, lasciar sedimentare e poi andarlo a riprendere dopo un po’, per assaporarlo meglio. Come la cassoeula riscaldata.


MARCO PASTONESI Nato a Genova nel 1954, ha abitato a Roma e Milano, ora a Nervi e Bracciano. Ha lavorato, fra l’altro, a “la Repubblica” e “La Gazzetta dello Sport”, adesso collabora con “Il Foglio”, “Tuttobiciweb” e Rai Radio 3 per “Wikiradio”, più varie ed eventuali, occupandosi sempre di sport e soprattutto di ciclismove rugby. Fra i suoi libri, Pantani era un dio, L’Uragano nero e Rocky Marciano Blues (66thand2nd), Spingi me sennò bestemmio, Se cadono tutti vinco io e Strade nere (Ediciclo), Mia con Ivan Zaytsev, Il mio calcio libero con Barbara Bonansea e La quinta tappa con Vincenzo Nibali (Rizzoli).