Marco Giorgi

Marco Giorgi Il sogno di john lennon


2004, ELLEU

di Christian Verzeletti
Scrivere di una canzone tanto universale come “Imagine” è un rischio: si è sempre ad un passo dallo sconfinare nella retorica o nel già detto, vista la mole di parole che già sono state spese sull’argomento. Non basta nemmeno procedere con cognizione di causa: paradossalmente, per descrivere una canzone dalla portata così ampia serve tanto entrare nel suo specifico quanto starne fuori.
Ci riesce Marco Giorgi in questo agile libretto della Elleu, affezionata di queste pagine per merito della collana “Racconti di canzoni”: come al solito, una settantina di pagine ordinate e precise che, oltre ad anallizare il significato del brano, ne passano in rassegna gli aspetti storici e sociali. L’autore presenta giustamente “Imagine” come la summa di una cammino musicale e spirituale compiuto da John Lennon, partito dai Beatles, poi passato attraverso Yoko Ono e l’impegno pacifista: senza soffermarsi inutilmente sulla polemica dello scioglimento dei Fab Four, Giorgi ben presenta il ruolo fondamentale svolto dall’artista giapponese, ponendo come prima pietra il suo poema esistenziale “Grapefruit”, in cui molte delle composizioni cominciavano proprio con la parola “imagine”. Da quel concetto Lennon iniziò a rielaborare la propria personalità e la propria visione del mondo sottoponendosi anche alla terapia del dottor Arthur Janov, fondata sulla teoria dell’urlo originario (“primal scream”): sono queste le molle che portano l’uomo e l’artista verso una condizione interiore che più o meno consciamente era stata sempre per lui motivo di ricerca.
Nel testo si possono così cogliere le provocazioni dei Bed-in e l’impegno nella campagna pacifista come la manifestazione esterna di un percorso personale che Lennon stava maturando.
Giorgi però non si limita ad analizzare “Imagine” dal punto di vista del suo autore, ma anche della sua epoca, interrogandosi sulle cause del suo successo: uscita ufficialmente nel 1971, aumentò la propria portata e il proprio significato dopo l’omicidio di John Lennon, segnando la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta. Quella era la stessa canzone di speranza che aveva destato tante polemiche: nella Chiesa, perché auspicava un mondo senza alcun organizzazione religiosa, e negli ambienti di sinistra, perché non fomentava nessuna presa di posizione politica. Eppure “Imagine” divenne simbolo di un’epoca che si rispecchiava nel cosiddetto “secular humanism”, la corrente di pensiero secondo la quale l’uomo è artefice del proprio futuro. E poi addirittura divenne quel brano universale slegato da qualunque collocazione fisica e temporale che abbiamo ascoltato in versioni e occasioni diverse, molte delle quali ricordate nel testo.
Insomma, “Imagine” è la prova di come una canzone può elevarsi, (ri)assumendo concetti che vanno al di là del singolo individuo e della singola epoca.