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Manuel Vilas

In tutto c`è stata bellezza

Manuel Vilas


Guanda, 2019

di Corrado Ori Tanzi
La cognizione del dolore della perdita è il recupero della bellezza nascosta della vita che riempie la propria solitudine trasformando l’isolamento spirituale dentro cui si è caduti in un altrettanto doloroso e salvifico testo che, per quanto ci faccia male, non riusciamo a non tenere aperto davanti a noi.

Manuel Vilas, poeta e scrittore, ci raggiunge con In tutto c’è stata bellezza, romanzo no-fiction che si artiglia come zampe di tigre attorno alla morte. Quella dei suoi genitori in primis, e della cerchia che essi avevano composto in un orizzonte più ampio. Non tanto al suo senso, ma al significato che, attraverso la privazione della presenza, essa conferisce adesso alle infinite ore e ai micromomenti vissuti insieme.

Vilas ci apre al suo passato: i pacchetti di sigarette che il padre fumava; le radicate manie quotidiane che segnavano il battito delle giornate (parcheggiare sempre la macchina all’ombra, perfino in vacanza quando sia andava in spiaggia); giocare al flipper col padre; accettare la povertà che colpiva il 95% degli spagnoli sotto Franco ma viverla con grazia; i fantasmi di suo padre, sua madre, suo nonno che oggi rimbombano nella solitudine dell’autore; la perdita degli oggetti di tutti i giorni, paragonata a una morte perché è stata proprio quell’umile materia ad accompagnare le loro ore mentre la vita si stava compiendo; i pomeriggi degli anni Settanta che non finivano mai e davano la decisa impressione di un’eternità avvolgente.

Quella la vita che manca. L’impero del silenzio a celare l’intimità nei loro rapporti e quindi l’assenza di un contatto fisico che li siglasse, la fuga dai ricordi da parte della madre che detestava essere fotografata. Una musica per l’autore oggi, sancita dal nome dei musicisti con cui egli prende ad appellarsi ai vari protagonisti quando li chiama in causa (Bach il padre, Wagner la madre).

Hay mucha chicha in queste pagine, come direbbero gli spagnoli. C’è tanto sangue. Sembra impossibile farsi trasportare per oltre quattrocento pagine e non sentire una volta che sia una il peso dell’argomento. Vilas non gioca neanche le carte dell’ironia o del sarcasmo per alleviare l’atmosfera. Lo Zeitgeist sta progressivamente eliminando il concetto di dolore e sofferenza dal nostro vivere quotidiano come animali sociali? Bene, che lo spirito del tempo vada a farsi un bianchino al banco.

La potenza della narrazione che mette sempre uno iato apparentemente freddo tra sé e i propri cari s’impone su ogni affanno che noi lettori possiamo provare, la chiarezza dei ricordi ferma il nostro tempo, abbiamo anche noi voglia di vita e di rimettere a posto le figurine della nostra e quindi non possiamo che continuare ad ascoltare la sua voce. Che, nelle pieghe del dolore, si carica di luce. E di bellezza. È un duro lavoro il suo. Perché i morti si trasformano, ma proseguono altrove la loro frenetica attività. Sono i vivi quaggiù a girare per le strade o per la cucina di casa a piatire un filo teso per restare in equilibrio.

 

Manuel Vilas, In tutto c’è stata bellezza, Guanda, 416 pagg., 19 euro

Corrado Ori Tanzi – https://8thofmay.wordpress.com