Maia Guarnaccia Molho

Maia Guarnaccia Molho Maba ratta


Stampa Alternativa, 2003, € 6,20

di Andrea Balestri
Primo è un normale ragazzo italiano che come tanti altri si reca a Londra per farsi le ossa, formare il carattere, è una sorta di tecnica di irrobustimento come lui stesso afferma. In realtà alla base della sua partenza, come di ogni altra “fuga”, c’è un fatto scatenante che provoca questa reazione, un malessere di fondo. Ad ogni modo Primo si troverà immerso in una metropoli che più globalizzata non si può, che detta le proprie regole inappellabili corredata dagli inevitabili compromessi per poter sopravvivere. Londra è milioni di persone che incrociano gli sguardi senza conoscersi, gli affari e le ciniche leggi che li governano, sfruttatori e sfruttati che si confondono, sudici appartamenti condivisi da ragazzi delle razze più disparate che si incontrano senza conoscersi davvero. Così, in questo vortice opprimente, gli eventi travolgeranno un ragazzo impreparato che, suo malgrado, si lascerà trasportare dalla corrente senza opporre troppa resistenza. Nonostante tutto egli conserverà la capacità di uno sguardo sufficientemente consapevole ed oggettivo sullo stato delle cose, un attitudine palesata attraverso la lucida corrispondenza con una certa Cate rimasta in Italia. La sua vita conoscerà una parabola ascendente che lo porterà dal primo lavoro sottopagato a diventare una sorta di manager di una famosa casa di moda. Arriverà tuttavia ed inevitabile il momento in cui il meccanismo a cui Primo ha affidato la propria vita, difettoso fin dalla nascita, si incepperà. Un amico italiano al suo arrivo a Londra lo aveva subito avvertito: “Qui non ci sono ossa da farsi, c’è solo da correre, correre sempre. Se questa città non la seduci, non la domini, ti spolpa vivo, ti rende vivace come un gas inerte”, ma si sa che certe cose bisogna in ogni caso viverle per crederle fino in fondo.

Il romanzo descrive in maniera altamente pessimistica una delle città che nell’immaginario collettivo è sempre stata considerata tra le più “vive” al mondo e sicuramente certe estremizzazioni sono volutamente messe lì per rafforzare i concetti. In ogni caso in tutta questa negatività un piccolo lumicino di ottimismo si può riuscire ad intravedere attraverso la presa di coscienza che conoscerà Primo al culmine della storia. L’autore, crediamo in maniera consapevole, opta per una scrittura piuttosto lineare ed asettica che, nella brevità della storia, riesce comunque a non annoiare senza nemmeno concedere eccessivo brio o esaltazioni di sorta.