Lydie Salvayre

Lydie Salvayre Sette donne


Prehistorica Editore, prima edizione francese 2013, edizione italiana 2025, Traduzione di Francesca Scala e Lorenza di Lella, 232 pagine, 18 euro Letteratura Straniera | Biografie | Storia

04/09/2025 di Laura Bianchi

Emily Brontë, Colette, Virginia Woolf, Djuna Barnes, Marina Cvetaeva, Ingeborg Bachmann, Sylvia Plath. Sono loro le Sette donne a cui la romanziera francese Lydie Salvayre ha voluto dedicare il suo ultimo libro, magistralmente tradotto per Prehistorica da Francesca Scala e Lorenza di Lella. Un gruppo di intellettuali che, al di là del genere, rende omaggio a sette scrittrici che hanno lasciato il segno nell'immaginario mondiale, non solo femminile, e che hanno inciso profondamente in quello di Salvayre, soprattutto durante "un periodo buio", di crisi creativa, in cui aveva "bisogno di aria, di vivacità", forse anche, si direbbe, di quella sana pazzia che accomuna le scrittrici, e che possiamo ritrovare in ciascuno di noi, quando decidiamo di liberarci da convenzioni e costrizioni, per abbracciare il nostro essere più autentico.

Per le "sette pazze", "la scrittura sottostava a una sola autorità, quella della vita. E vivere senza scrivere equivaleva a morire.", commenta l'autrice, invitandoci a ripercorrere la loro vita con lei, che intreccia anche episodi della propria formazione, per rendere un ulteriore tributo all'influenza che esse hanno avuto. È il caso, ad esempio, della lettura di Cime Tempestose, che incise così tanto sull'immaginazione della giovane Lydia da farle imitare il tenebroso e ribelle Heathcliff, o quello della lettura che l'autrice quindicenne fece dell'incipit di La nascita del giorno di Colette, fino a farla diffidare dell'amore borghese, lasciandole dentro, nonostante il gusto mutato nel tempo, "il consenso alla vita"; dell'incompiuto Libro Franza di Bachmann, riflesso della "sopraffazione" spesso insita nel matrimonio; o ancora della sua passione per Orlando di Woolf, anch'esso dall'incipit folgorante.

Comprendere il percorso esistenziale delle artiste, sembra suggerirci Salvayre, è essenziale per comprenderne anche le produzioni; e le loro biografie vengono presentate dall'autrice con una vivacità e una compartecipazione appassionanti, senza indulgere in aneddoti e tantomeno in pettegolezzi, ma tendendo a sviluppare nel lettore l'empatia con donne eccezionali, ma dai sentimenti e dai bisogni comuni, primo tra tutti l'amare e l'essere amate.

Così, seguiamo con attenzione l'educazione intellettuale e sentimentale di Djuna Barnes, col suo rapporto complicato con Thelma Wood, parte del quale confluì nella stesura de La Foresta della notte; o l'amore distruttivo di Sylvia Plath per il bellissimo Ted Hugues, con cui condivise l'anticonformismo, ma anche una quotidianità tossica, che si riverbera ne La campana di vetro; o scopriamo la "modernità" e la "libertà di spirito" di Marina Cvetaeva, che la portarono a intrecciare un'"alta amicizia" con Pasternak e poi Rilke, ma anche a essere perseguitata dal regime stalinista.

Proprio la vicenda di quest'ultima, e quella di Virginia Woolf, sono gli esempi migliori dello stile di Salvayre, poiché in esse troviamo con maggiore abbondanza citazioni e riferimenti alle loro opere, cosicché ci sembra di ripercorrere le loro vite tormentate attraverso le loro parole, i versi delle poesie, le frasi delle lettere o dei diari, i passi dei romanzi, in un continuo dialogo tra vita e pagina che costituisce l'innervatura profonda del progetto.

Non esiste una letteratura "al femminile", ma una letteratura umanista; e leggere Sette donne ce ne dà un'ulteriore conferma.


Lydie Salvayre (1948), ha scritto dodici romanzi e ottenuto il Premio «Hermès» come Primo Romanzo per «La Dichiarazione» (Feltrinelli, Collana: I Narratori; Milano,1991)», il Premio «Novembre» (oggi Premio «Dicembre») per «La Compagnia degli Spettri» (Ed. Guanda, Collana: Narratori della Fenice; 1999)» e il Premio «François Billetdoux» pour «BW». Questi libri sono tradotti in una ventina di lingue. «Les Belles Ames (Bollati Boringheri, 2002» è stato oggetto di un adattamento teatrale. Nel 2002, Lydie Salvayre con «Contre» si è aperta ad un'esperienza diversa benchè forte: scrivere un testo commissionato da France Culture, per il Festival D'Avignone accompagnato dal chitarrista rock Serge Teyssot Gay (Noier Déseir). Rinnova l'esperienza con lo stesso musicista nel 2006 con «Dis Pas ça» e nel 2014 con «Peur». Nel 2013, pubblica «Sept femmes», un saggio su sette donne scrittrici che ammira.