Lucio Ruvidotti e Paolo Parisi Miles Assolo a fumetti e The Sound of Miles Davis
Lucio Ruvidotti, Miles Assolo a fumetti, Edizioni BD, postfazione di Giorgio Fontana, 2026, 136 pagine illustrate, 19 euro Paolo Parisi, The Sound of Miles Davis, Coconino Press, postfazione di Paolo Fresu, 2026, 224 pagine, 22 euro Biografie | Musica
30/07/2026 di Franco Bergoglio
Lo hanno definito il “divino” e “Principe delle tenebre”: un dualismo apparentemente contraddittorio che Miles Davis (1926-1991) ha saputo incarnare a perfezione. Davis ha cambiato il corso del jazz più volte inventando stili (ad esempio il cool), proponendo innovazioni nel linguaggio (l’uso delle scale modali), introducendo peculiarità timbriche e nella strumentazione (la sordina Harmon applicata alla tromba), rivoluzionando la figura del jazzista che diventa prima un intellettuale, poi un esponente della fusione sessantottina tra jazz e rock, seguita dal ritorno alla black music per chiudere la carriera come star del pop globale. Il trombettista si è confrontato con il grande jazz fin dai tempi dell’esordio nel 1945, diciannovenne, al fianco del genio maledetto Charlie (Bird) Parker, per chiudere il percorso cinque decenni dopo con l’ultimo progetto discografico tra i rapper degli anni Novanta. La sua influenza si estende alla politica, alle arti visive, al cinema, alla società. In tutti questi campi il nome Miles Davis diventa sinonimo di stile e innovazione continua, un retaggio che a cento anni dalla nascita brilla in tutta la sua rilevanza. Considerarlo uno dei dei più influenti musicisti e compositori del ventesimo secolo è pleonastico: questa classificazione non esaurisce l’impatto della sua figura nella
cultura, nel costume, nella società e - potremmo anche aggiungere - nel campo della nona arte, quello delle strisce disegnate. Per i cento anni dalla nascita due autori italiani di peso (e competenza specifica nel settore musicale) mettono “su tavola” la storia di Davis proponendo graphic novel peculiari sul nostro. Vediamo alcune caratteristiche di entrambe.
Quella di Paolo Parisi, autore che nel passato si è già dedicato con successo a Billie Holiday e John Coltrane, Miles Assolo a fumetti, è una biografia “dritta” che segue le evoluzioni del nostro e si legge tutta d’un fiato. Bellissima la quarta di copertina, in puro stile disco Blue Note. Il libro è impreziosito da una postfazione di Paolo Fresu (chi meglio di lui poteva parlare con cognizione di causa del suono di Davis?). I capitoli sono punteggiati da colori: il nero per gli anni con Charlie Parker e la nascita del cool, il blu (non bisognerebbe neanche specificarlo) per Kind of Blue, i colori lisergici degli anni Sessanta per il coevo periodo del jazz-rock e del funk, una tinta seppia per gli ultimi anni della carriera. Trovo felicissimo trattare Davis alla stregua di Picasso: i due condividono diversi aspetti caratteriali ma sicuramente nella loro arte domina il fattore del cambiamento e i colori possono davvero caratterizzare dei “periodi” anche molto diversi tra loro. C’è tutto: i dischi, l’attivismo, le donne, gli atteggiamenti scostanti, la maschera (un tema che da W.E.B. Du Bois a Baldwin l’autore associa a Davis come il sottoscritto da anni fa con Charlie Parker). Tra i tanti personaggi che gravitano nella storia nel finale incontriamo Quincy Troupe, il coautore in fase di scrittura dell’autobiografia. Giunti alla parola fine, il volume si rivela curato nella parte grafica e nelle ambientazioni.
Passiamo al libro di Lucio Ruvidotti, Miles assolo a fumetti, un lavoro che prende alcuni momenti topici della vita e della carriera davisiane e li reinterpreta secondo il proprio stile. Si parte con un Miles “meraviglioso tamarro” - così lo definisce nella postfazione Giorgio Fontana - l’artista senza remore che, invitato a un party della Casa Bianca, insulta un’ospite altolocata del Presidente. Poi il nastro si riavvolge e si torna agli anni Quaranta: il bebop, l’amore per Juliette Gréco, il rapporto ambivalente con il padre, la lotta contro la dipendenza dalle droghe. È un Miles rapsodico, raccontato tramite scene forti, spesso brevi, veri e propri flash solistici. Anche Ruvidotti trova pagine davisiane poco note e in particolare va a pescare nell’ultima frazione della sua carriera come l’incisione di Aura con il danese Palle Mikkelborg (1985) o il gruppo elettrico costruito attorno al basso e alle composizioni di Marcus Miller che ci lascia Tutu, l’ultimo capolavoro in studio.
Sia Parisi sia Ruvidotti saccheggiano giustamente la sua Autobiografia (1989), quella scritta con l’aiuto di Quincy Troupe, che minimum fax continua a ristampare con successo da anni. Entrambi a modo loro celebrano l’incontro decisivo con John Coltrane e Bill Evans che produrrà il capolavoro dei capolavori, il disco più importante della storia del jazz, Kind of Blue (1959). Entrambi non si nascondono il fatto che il Nostro, uomo dalla personalità complessa e non riducibile a facili formule, ebbe con le donne un rapporto conflittuale. Assorbì molto dalle sue compagne di vita, tutte artiste significative (in particolare Frances Taylor, Cicely Tyson, Betty Davis), ma le ripagò spesso con comportamenti violenti, per certi versi antitetici alla propria vena musicale romantica.
È vero che su Miles gli approcci sono virtualmente infiniti, ma rimane incredibile come a partire da uno stesso soggetto si possano creare due opere così diverse tra loro e altrettanto interessanti servendosi dello stesso medium. Magia delle nuvole parlanti! Per non fare torti, compratele entrambe e poi mi direte.
Paolo Parisi è un disegnatore italiano. Ha pubblicato la graphic novel Coltrane, per Black Velvet Edizioni, e Blues for Lady Day, ispirato alla vita di Billie Holiday. Nel 2018 lavora con Centauria Libri su Basquiat, la biografia del pittore statunitense Jean Michel Basquiat.
Lucio Ruvidotti (Milano, 1986) è fumettista, grafico, disegnatore. Ha collaborato al libro a fumetti La ricotta, ispirato all'omonimo film di Pasolini, è tra i fondatori del collettivo di autori indipendenti “Cargo”. Per Feltrinelli Comics ha pubblicato Lamiere.