Luca Sofri COSE Spiegate bene, La musica che gira intorno, E Luca Sofri, Playlist. 3485 canzoni
COSE spiegate bene, di Il Post / Iperborea, 2025, a cura di Nicola Sofri e Stefano Vizio , illustratore Nishant Choksi, 280 pagine, 21 euro Playlist. 3485 canzoni, Il Post / Iperborea, 2025, di Luca Sofri, 744 pagine, 25 euro Musica | Saggi
30/11/2025 di Franco Bergoglio
La musica cambia e chi se ne occupa professionalmente vive sempre con l’ansia di tenersi aggiornato. Non so se vale per tutti i continenti del mondo musicale ma nel jazz gode ancora di una speciale considerazione il concetto di “scoperta”. La frase inizia più o meno sempre così: hai sentito il disco di X fatto da Y? È semplicemente fantastico, la cosa migliore di quest’anno...Di solito X e Y indicano un nome ignoto o legato a un disco oscuro e non pervenuto. La critica - che si è sostanzialmente estinta con l’ascesa di internet e la crisi gemella della musica fisica con quella della stampa cartacea - esala qualche rantolo e applica la logica mutuata dai politici del “benaltrismo” per tirare il fiato ed esercitare un po’ di soggezione sugli sparuti discepoli che ancora la leggono. Dietro il mainstream c’è ben altro, sembrano suggerire i moribondi esperti che, svelando ai più le magnifiche opere di X Y, sperano di esercitare ancora un (piccolo) ruolo. Proposito effimero, anche se l’ansia di novità appartiene endemicamente anche alla musica intesa come attività economica e sociale: quindi ragionarci sopra e fare periodicamente il punto non è un’attività peregrina, critici più o meno morenti permettendo.
Questo lungo preambolo è funzionale a introdurre due volumi gemelli, frutto della partnership tra il Post - giornale online nato nel 2010 - con la casa editrice Iperborea. Il primo è il libro della collana COSE Spiegate bene dal titolo La musica che gira intorno. Il lavoro si configura come una raccolta di articoli profondi, divertenti, accurati, curiosi che raccontano il cambiamento della musica, visto nell’anno di grazia 2025. Si sa, in musica sono saltati tutti gli schemi e qui, abiurando le narrazioni consolidate, non si parla di stili o di miti (il primo pezzo si intitola: Non ci sono più i generi musicali di una volta), ma si affrontano temi trasversali come quello del “plagio” o dell’impatto sul nostro modo di ascoltare di Spotify. Si entra nella vita di chi fa musica oggi (Cosa fa un deejay) anche da un punto di vista esistenziale (La mia chitarra, Paola Turci), si vanno a individuare inedite storture del mercato (Il business dei tour d’addio) e parla chi la musica tenta ancora di venderla alla vecchia maniera (John Miles aveva ragione di Maurizio Blatto). Questo è un gran libro che parla di musica in tanti modi e sfruttando cervelli e penne di prim’ordine, posti al servizio di un prodotto collettivo. È consigliatissimo e lo abbino al secondo volume del POST che ne è l’opposto.
L’autore di Playlist è uno solo e prende la parola fin dall’inizio. Luca Sofri racconta il suo rapporto con la musica e come ha assemblato questa elefantiaca scaletta composta da ben 3485 canzoni (trovo adorabile che non siano 3500: un numero tondo avrebbe dato l’idea di scelte tirate via e non è così). Scrive Sofri: “Quando ci si impegna a selezionare il talento altrui – che è il lavoro che fanno i galleristi, i deejay, i librai, eccetera – è essenziale una personalizzazione forte della scelta e una qualche fiducia e condivisione tra chi sceglie e chi riceve la scelta”. Elogio fuori moda della soggettività pura. Splendido. Non tutte le belle canzoni di Sofri sono le mie. Ma un libro di queste dimensioni “monstre”, dalla A alla z,
dagli Abba a Zucchero, non cerca un simile risultato. Vuole innescare un gioco intellettuale che può portare lontano, magari a una playlist al contrario di cosa non ascoltare oltre alla tentazione di fare un po’ di celo celo manca nelle oltre 700 pagine del volume. “È un libro che ognuno ne ha uno suo, nella sua testa, nella sua vita e nelle sue playlist. Alla fine, tutti noi volevamo solo fare il deejay”. È vero, siamo tutti capaci e desiderosi di compilare una playlist. Siamo tutti deejay. E chi si occupa di musica professionalmente – per tornare all’inizio - magari ne tira fuori una famolostrano con nomi che non ha mai sentito nessuno. Però qui, a parte le canzoni (e senza scelte bizzarre, anzi...), ci sono le pennellate con le
quali Sofri, prima di sparare i titoli, racconta in poche righe i gruppi o gli interpreti. E chi altri, se non lui, ha scritto di Phil Collins che “è la Yoko Ono dei Genesis”? Genio.