Luca Miele

Luca Miele Oltre il confine - Miti e visioni d’America nelle canzoni di Bruce Springsteen


2006, Pardes Edizioni 184Pg - 15,00 € Musica

di Christian Verzeletti
Ha ancora senso di scrivere di Bruce Springsteen dopo tutte le parole e gli studi che già sono stati spesi sulla sua musica? Soprattutto ha ancora senso farlo nel nostro paese, dove la quantità di testi pubblicati supera abbondantemente il numero dei dischi dello stesso artista?
La risposta è affermativa e il motivo non è solo il momento propizio dettato dall’ultimo tour del musicista che ha suscitato nuovi e meritati consensi con il progetto “Seeger Sessions”. A giustificare questo volume di Luca Miele è l’accuratezza del lavoro: le forme e i contenuti sono quelli di un saggio, se non di una tesi di laurea vera e propria, svolta adoperando il confine come strumento di interpretazione più che plausibile all’interno dell’opera springsteeniana e della letteratura americana.
Miele parte dalla frontiera e dalle sue proiezioni narrative-cinematografiche per riconoscere nel canzoniere del rocker americano un processo che lo ha portato a comporre sempre in bilico tra strada e casa, tra legge e disordine, tra appartenenza ed esclusione: questo, sottolinea Miele, non poteva che portare Springsteen ad aprirsi ai clandestini e agli emarginati nei suoi dischi più folk.
Facendo riferimento alle opere di John Ford, Jack Kerouac, Terence Mallick, Flannery O’Connor, John Steinbeck, Mark Twain e altri, il testo spiega come Springsteen abbia seguito la mutazione della frontiera, privata della sua valenza di limite da sfidare e penetrare e costretta ad essere confine che separa e rigetta. Anche se in parte già noto, è interessante notare come le canzoni di Springsteen rappresentino questo passaggio interiore ed esteriore sia negli album più privati come “Tunnel of love” sia in quelli più esplicitamente mirati a cantare problematiche sociali come “Nebraska” o “The ghost of Tom Joad”.
Miele arriva a toccare anche l’ultimo disco, “We shall overcome: The Seeger Sessions”, suddividendo il proprio studio in capitoli che affrontano il mito della strada, la rappresentazione del male, il “nuovo ordine mondiale”, il fiume e il cerchio del peccato.
Molti altri avrebbero potuto essere i temi da affrontare, ma giustamente Miele non pretende di essere esaustivo: piuttosto traccia un percorso in cui non manca di sottolineare il cammino di redenzione che Springsteen ha a cuore. Tra le righe affiora così il substrato cattolico del musicista e probabilmente dello stesso Miele, che chiude citando infatti “Jesus was an only son”.
Certo, la massa di volumi pubblicati su Springsteen assomiglia ad “un mare la cui vastità non può essere abbracciata”, ma Miele almeno vi si avventura con coscienza e competenza.