Luca Doninelli

Luca Doninelli La nuova era


Garzanti, 2002, € 7,00

di Andrea Balestri
Com’è fastidiosa la lettura di questo libro, non tanto per la forma della scrittura ma per il contenuto. Non si tratta poi più di tanto del mondo che viene narrato, ma della percezione che di questo mondo ha il protagonista, un novello e forse moderno straniero di Camus (fatte ovviamente le dovute proporzioni). Non è comunque un tipo di fastidio che lascia indifferenti o porta ad abbandonare la lettura, è una sorta di latente disagio per le alti dosi di cinismo e morbosità che trasudano dalle pieghe della vita del professore universitario protagonista di “La nuova era”. Un uomo di successo che insegna letteratura italiana, un uomo lucido e razionale, con una vita normale, ma stranamente senza le normali paranoie che in modi e intensità differenti possiedono un po’ tutti. Ebbene i giorni di quest’uomo vengono sporcati in maniera indelebile dalla presenza di una studentessa, Chiara, che, coi suoi racconti fuoriditesta, il suo strano principe azzurro del male e la sua vita ambigua saprà aprire una breccia nella corazza del professore. “E io, sapevo davvero cos’era la vita?E se non lo sapevo, com’era probabile, perché lei aveva scelto proprio me? Che inganno era questo?”.
La breccia verrà chiusa dai detriti di un terremoto che sconvolgerà la vita del protagonista, un gesto estremo che agli altri potrà anche apparire malvagio, ma che per lui rappresenta né più né meno la soluzione di un’equazione matematica.
“tutto apparteneva a un caos al quale io avevo voluto dire di no”. Egli saprà comunque cinicamente vivere questo suo tempo con lucidità disarmante, districandosi fra l’improbabile new age di Chiara, il sesso fine a sé stesso e le emozioni caricate di sola razionalità, senza alcuno spiraglio per sentimentalismi o slanci di emotività.
“Io contemplavo tutto ciò come se il mio corpo e la mia mente fossero da un’altra parte, e io fossi solo un occhio, un punto di osservazione apatico o magari soltanto un po’ beffardo”.
Un lavoro discutibile, in cui non è proprio chiaro se il sentimento di incompiuto che in qualche modo si avverte è voluto o meno. Forse l’autore ha voluto mischiare troppe carte mentre giocava a scrivere questo libro, lasciando comunque spazio al giudizio di noi lettori.