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Laurent Binet

La settima funzione del linguaggio

Laurent Binet


La Nave di Teseo, 2018

di Corrado Ori Tanzi
La vittima è una signora vittima. Roland Barthes, mica la casalinga di Voghera. Lo ha investito un furgone di una lavanderia. Peccato, aveva appena finito di pranzare nientemeno che con François Mitterrand. Il calendario dice 25 febbraio 1980. Un mesetto dopo il celebre semiologo spira. Si potrebbe chiudere facilmente il caso, nel verbale lo si rubrica sotto la voce incidente e la vita riprende come prima.

Non la pensa così il commissario Bayard: nessun incidente, qui si tratta di un vero e proprio attentato. Modi spicci, educazione non esattamente accademica, il commissario si fa aiutare da un giovane e mite semiologo, Simon Herzog, per scardinare un ambiente dove la parrucca metaforicamente non ha mai smesso di essere indossata. L’uno non si azzecca con l’altro, ma la coppia investigativa si muove, e anche con un certo costrutto.

I due s’indirizzano verso il complotto internazionale e i nomi su cui si imbattono basterebbero a riempire una libreria: Giscard d`Estaing, Eco, Sartre, Henri-Lévy, Foucault, Althusser, Deleuze, la Vitti, Antonioni. Così per citare i primi. A cui si aggiungono spie russe, giapponesi e bulgare, viaggi che toccano Napoli, Bologna, Venezia, New York.

Ma sono soprattutto dei documenti a illuminare i due investigatori. Documenti sottratti che molto probabilmente contenevano la soluzione da parte della vittima della inafferrabile settima funzione del linguaggio (una nuova scoperta da sommare alle tradizionali sei di Jakobson), in grado di di illuminare alla perfezione la facoltà della persuasione, il punto più alto della oralità.

Ricercatore e professore di Letteratura in Francia, Laurent Binet torna sul mercato editoriale italiano con La settima funzione del linguaggio. Noi lo conosciamo per via del romanzo di debutto HHhH, con cui vinse il Prix Goncourt Opera prima e venne pubblicato in oltre quaranta Paesi. Sul suolo natio ha già venduto qualcosa come 150.000 copie e la sua casa editrice (La nave di Teseo) ci informa che il testo è in corso di traduzione in venticinque paesi e che intanto ha fatto suo già qualcuno dei premi che fanno gola a tutti.

Un romanzo che ovviamente gioca con il suo “gemello meta”, un divertissement narrativo ben combinato, scritto con stile (anche se a tratti la deriva verbosa dà l’idea di essere una realtà dentro cui si è spinta la penna dell’autore), in grado di accoppiare il pensiero alto al pastiche caricaturale.

Nomi, cognomi, professioni, fatti e misfatti sono né più né meno che strumenti per spingere l’uscita del vero personaggio del romanzo, evocato già nel titolo (anche quello originale), vale a dire il linguaggio. Binet ne fa una sintesi storica e ne nasconde dentro un segreto (poi svelato nelle interviste di presentazione): vive di scrittura, ma sognava di diventare un grande oratore.

Anche il romanzo intero è solo un’illusione. Questa settima funzione del linguaggio è una chimera, una fantasia che identifica un potere assoluto. Non esiste, ma continuiamo a cercarla girandoci attorno. È quella cosa che oggi chiamiamo comunicazione? Se così fosse, ecco il potere dei potere. Che questa volta non potremmo più smontare. Perché non sarebbe una diceria, ma una riconoscibilissima arma di distruzione di massa. Ma per questo ci vorrebbe un altro thriller.

Laurent Binet – La settima funzione del linguaggio, La nave di Teseo, 454 pagg., 20 euro

 

Corrado Ori Tanzi - https://8thofmay.worpress.com