Kate Karko

Kate Karko La sposa nomade


2001, MONDADORI

di Christian Verzeletti
Di solito tendo ad associare l'idea di un buon libro con il suo valore letterario, ovvero con il tipo di scrittura e con lo svolgimento del contenuto. Raramente mi è capitato di apprezzare dei libri indipendentemente dalla qualità dello stile dell'autore.
"La sposa nomade" è uno di questi dal momento che il suo pregio sta tutto in ciò che ha da dire, qualità che si fa sempre più rara anche per colpa dell'appiattimento portato dai nostri media superveloci ed onnivori. Kate Karko non ci parla di scoperte o intuizioni ignote, ma piuttosto di aspetti della condizione umana che tendiamo a tenere precauzionalmente lontani: l'integrazione e la condivisione.
È la storia vissuta dall'autrice che, sposa di un giovane tibetano, segue il marito in patria per un'esperienza di sei mesi che smuoverà il suo modo di vivere portandola ad avere una casa, una famiglia e uno sguardo molto più ampi di quanto fosse il suo appartamento londinese. In bilico tra il romanzo e il diario, il libro narra di questo processo senza scadere nella storia d'amore. Eppure fondamentalmente "La sposa nomade" è proprio una grande storia d'amore, grande perché vissuta e descritta nei suoi punti di rottura, di accoglienza, di simbiosi non solo con un uomo.
Il contatto con la natura, una spiritualità umile e costante, una vita povera e una schiettezza essenziale arrichiscono la giovane sposa, ma la mettono anche alla prova per via della imparità dei sessi, per la severità nei rapporti, per i disagi dovuti alla mancanza di qualsiasi benessere. Ne deriva una riflessione che non può prescindere dalle nostre scelte più o meno obbligate che ci portano a vivere contro la natura e contro noi stessi. Ben lontani dalle figure dei monaci in perenne elevazione mistica cui ci hanno abituato film di stampo hollywooodiano, i nomadi tibetani vivono riducendo all'essenziale i propri bisogni in una sobrietà a noi sconosciuta.
La vita si svolge per tutta la famiglia all'interno di una tenda in cui avvengono anche i corteggiamenti notturni tra i più giovani. Il giaciglio è comune, come anche il bagno e i bisogni personali compiuti in compagnia sempre all'aperto.
E non si pensi che basti il fascino del paesaggio ad appagare le fatiche di una vita tanto dura; è semmai la cultura e lo stile di vita che creano un ambiente per assurdo ricco in cui la relazione tra Kate e Tsedup si trova a mettersi in gioco.
Il tutto è narrato in maniera estremamente realistica, senza seguire una trama che non sia quella della vita quotidiana della famiglia nomade; e in questa rientrano anche l'attrazione esercitata dal mondo occidentale e il rischio di perdere la propria identità, oltre che le future generazioni. Non vi sono momenti di debolezza nella scrittura della Karko, ma nemmeno picchi di coinvolgimento: forse è l'unico modo in grado davvero di descriverci la vita di queste popolazioni. Senza cadere nel fascino dell'avventura e nella curiosità del turismo.