Julia Deck

Julia Deck Proprietà privata


Prehistorica Editore, Collana Ombre lunghe, 2025, Traduzione di Lorenza Di Lella, Francesca Scala, 17 euro Narrativa Straniera | Romanzo | Noir

28/06/2025 di Laura Bianchi

Conoscete i bobos? Sono gli abitanti di Parigi, borghesi e al contempo alternativi (bohémien, appunto), l'equivalente del dispregiativo radical chic italiano. Julia Deck, nel suo recentissimo Proprietà Privata, edito dalla coraggiosa Prehistorica Editore, con la brillante e orgogliosa (leggere l'ultima pagina del volume) traduzione di Lorenza Di Lella e Francesca Scala, vuole proprio descrivere le vicende non solo della coppia protagonista, ma di una serie di famiglie bobos, che decidono di vivere in un sobborgo, non lontano da Melun, in mezzo al verde (o si direbbe verdastro) di giardini urbani, ma vicino a una fermata della RER, rete di treni regionali che integrano la metropolitana, collegando il centro con la banlieue. Sulla carta, il progetto dei cinquantenni Eva e Charles Caradec non fa una piega: entrambi professionisti, architetto lei, professore in congedo lui, hanno risparmiato per trasferirsi dal centro città in un ecoquartiere sostenibile, arredato con tutti i cliché della tendenza imperante: riscaldamento 100% rinnovabile, acque di recupero, rifiuti compostabili e riciclabili, villette a schiera con un piccolo giardino per un orto. Eppure, questo scenario apparentemente idilliaco viene alterato in modo lento, ma inesorabile, da una serie di piccoli dettagli disturbanti, che fanno scivolare descrizioni e narrazione verso un clima quasi distopico, da incubo quotidiano: la voce narrante, quella di Eva, che Deck immagina rivolgersi al marito, ma che in realtà chiama in causa tutti i lettori, esprime prima un disagio latente, che diviene, pagina dopo pagina, fastidio, insofferenza, intolleranza, e infine odio nei confronti di un vicinato ingombrante, petulante, volgare, la cui prossimità si trasforma in promiscuità. E il quadretto prima si incrina, poi va in pezzi: la pentamamma superefficiente Inès vota per Mélenchon, ma fa fare la baby sitter a una vicina immigrata, e la fa stirare mentre i bambini dormono; il marito modello Patrick nasconde qualche segreto intimo; e soprattutto Annabelle e Arnaud, giovani e avvenenti genitori, rivelano comportamenti ambigui e cinici, fino a una conclusione complessa, aperta, che farà molto riflettere il lettore.

La scrittrice conosce le dinamiche che descrive, e lo si nota in molti passaggi: dalla descrizione degli interni delle case, o dei riti che cercano di animare il vicinato (i mercatini dell'usato, le cene con l'immancabile barbecue, gli incontri al caffè del quartiere), o della difesa strenua della sacralità della proprietà privata, fino ai pensieri che filtrano attraverso l'io narrante, una donna in carriera, frustrata, in quanto professionista donna in un mondo maschile, ma anche a causa di un rapporto complesso col marito, ipocondriaco e ossessivo compulsivo. Quando un fatto gravissimo sconvolge le esistenze dell'ecoquartiere, Deck è abilissima a trasformare il romanzo sociale, denso di caustici affondi contro le ipocrisie borghesi, in un noir in piena regola, nel quale però non troviamo né una vittima indifesa, né un investigatore brillante, né testimoni attendibili, ma solo solitudini che si scontrano, gioco delle parti pirandelliano - di Pirandello si trova anche la descrizione dei rapporti familiari e sociali come "camere della crudeltà" - e una sostanziale impossibilità a trovare la verità. Così è se vi pare, sembra suggerire l'autrice; intanto, però, ci invita a leggere la propria rappresentazione non solo come una storia iperrealista o paradossale, ma come metafora del disagio di questi tempi postmoderni e delle loro finzioni.



Julia Deck, nata nel 1974 a Parigi, figlia di padre francese, artista plastico, e di madre britannica, traduttrice, ha studiato alla Sorbona, e la sua tesi verteva su "La principessa di Clèves". Lavora per un anno nell'editoria a New York. Dopo essere stata responsabile della comunicazione in diversi gruppi, lascia questo genere di lavori nel 2005 per dedicarsi completamente alla scrittura. Nel 2012 pubblica il suo primo romanzo, Viviane Elisabeth Fauville per Editions de minuit (in Italia il libro è pubblicato nel 2014 da Adelphi). Questo è il suo quarto romanzo.