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Joseph Knox

La lunga notte del detective Waits

Joseph Knox


Einaudi, 2018

di Corrado Ori Tanzi
Aidan Waits saprà anche fare il suo mestiere, ma come detective è ormai spacciato. Se si va nel caveau del deposito prove della omicidi bisogna sempre avere le spalle coperte. A maggior ragione se si vuole rubare della droga frutto di un’operazione. Aidan Waits però è fortunato perché il suo capo, l’ispettore Parrs, gli offre una seconda chance: fare l’infiltrato in un gruppo criminale che sta riempiendo Manchester di eroina. Il detective non ha molte carte in mano: o si riscatta accettando o finirà male, accettando o rifiutando.

Da un giorno all’altro le sue quotazioni salgono quando David Rossiter, segretario di Stato per la Giustizia, gli chiede di fare da ombra alla figlia Isabelle. La ragazza è un po’ irrequieta e non solo se n’è andata da casa, ma vive insieme al boss a capo del grosso giro criminale. Il detective Waits accetta. E capisce che questa è una di quelle volte in cui ciò che sembra non è ciò che è.

Romanzo d’esordio per Joseph Knox, una vita da libraio prima di passare ai piani alti della Waterstone’s. La lunga notte del detective Waits mette a segno il colpo. Figlio di un non facile intreccio angloamericano tra il “figlio prediletto” di Michael Connelly e il protagonista dei noir di Derek Raymond, Aidan Waits si trova solo contro tutti a cercare di salvare se stesso, un’intera città e una disperata ragazza. Qualcosa riuscirà a fare, qualche altra no, è la legge della vita. Anche nel caso dei detective di carta.

Come Hieronymus Bosch e l’agente senza nome della sezione Delitti irrisolti, a Waits manca l’aria se deve seguire ligio le procedure della polizia, ama spiacere (o, se non proprio lo ama, non gliene importa un fico secco), ha una carica romantica sconosciuta a lui per primo, preferisce l’isolamento a un congresso di amici gaudenti. E poi vive a Manchester, mica a Disneyland. Non è più tempo di brit pop. Knox procede per suggestioni piuttosto che per descrizioni, ma lo si intuisce fin troppo bene, la musica qui è finita.

Siamo nella tradizione del genere. Anzi, ormai nel classicismo contemporaneo. Knox sa come si fa a narrare e lo fa senza sbavature. Con un tocco di foschia per rendere i profili più precari. Non sbaglia una virgola, dalla prima all’ultima pagina. Come farebbe alla perfezione due uova, il bacon e i pancake da accompagnare con sciroppo d’acero per colazione. Il caffè è già pronto. Al limite basta riscaldarlo. Servitevi.

Joseph Knox, La lunga notte del detective Waits, Einaudi, 424 pagg., 19,50 euro

Corrado Ori Tanzi

https://8thofmay.wordpress.com