Joris-karl Huysmans

Joris-karl Huysmans A ritroso


BUR, 1997, €4,65

di Simona
A ritroso, pubblicato nel 1884, è un libro davvero particolare che rappresenta una sorta di esperimento da parte del suo autore. Huysmans inizialmente aderì alla corrente verista poi se ne distaccò tentando anzi di inventare uno stile quasi opposto. Infatti, lo spirito del realismo era quello di disinteressarsi delle pulsioni dell’individuo e descrivere nei più minuziosi particolari l’ambiente nei quali esso viveva, considerando gli individui nient’altro che prodotti della società, e le loro umane vicende condizionate in modo deterministico dalle convenzioni sociali. Superato tutto questo, con A ritroso Huysmans vuole giungere a fini esattamente opposti. Così come prima gli scrittori realisti erano stati sopraffatti dalla realtà adesso aspirano a fare un salto fuori dalla realtà, dalla rappresentazione della realtà all’invenzione, completamente svincolata da essa.
Così qui si narra il ripiegarsi su sé stesso (di qui il titolo: A ritroso) di un’anima nevrotica, eccessiva e malata, quella del facoltoso Des Esseintes, di cui si descrivono l’eccitazione febbrile, la spossatezza fisica e mentale, le stravaganze, gli eccessi, i deliri, le visioni e le crisi. Un personaggio che più che essere un antieroe è perfino un antiuomo. Egli ammira tutto ciò che è inanimato e la sua aspirazione, dopo una vita di eccessi e vizi, è quella di allontanarsi da un mondo che ritiene corrotto dalla stupidità e dalle convenzioni. Nel libro non avvengono fatti e non c’è storia, ogni capitolo ci svela le elucubrazioni, le visioni e le passioni estetiche del protagonista per gli accostamenti cromatici, per le sue preferenze letterarie e musicali, per gli arredamenti fantasiosi e le pietre preziose. Lo scopo di Des Esseintes era quello di sfuggire alla banalità del mondo credendo di non avere bisogno di esso, credendo di poter creare con il denaro un proprio mondo nel quale l’appagamento del proprio senso estetico, a tutti i livelli, potesse sostituire la vita. Il rifiuto dell’azione e il senso dell’impossibilità diventano nell’operazione tentata da Des Esseintes il tentativo di ridurre l’uomo normale a una specie di superuomo in grado di vincere il dolore e la miseria. Ma l’esperimento non riuscirà, e alla fine l’isolamento e le visioni ridurranno Des Esseintes alla malattia e quasi alla pazzia, tanto che sarà costretto dai medici a tornare nel mondo. Lo stesso Huysmans, più avanti nel corso degli anni, sarebbe tornato sulle proprie convinzioni, riconoscendo che un percorso simile non poteva portare che al suicidio o alla croce, ed egli scelse di avvicinarsi alla fede.
“Durante l’ultimo mese del suo soggiorno a Parigi, quando, deluso di tutto, abbattuto dall’ipocondria, schiacciato dallo spleen, era giunto a una tale sensibilità nervosa che la vista di un oggetto o di un essere spiacevole si imprimeva profondamente sul suo cervello e occorrevano parecchi giorni per cancellarne anche leggermente l’impronta, il volto umano appena intravisto per via era stato uno dei suoi più lancinanti supplizi.”
Certo non è la vicenda del protagonista l’elemento capace di rendere il libro ancora oggi degno di attenzione, quanto il fatto che esso ha rappresentato un vero e proprio manuale per i decadenti del secolo scorso, una pietra miliare del simbolismo. E soprattutto il fatto che è stato il primo libro ad avanzare una proposta forse paradossale ma che, per un certo momento, apparse accettabile: modificare la vita fino al punto da annullarla. Tuttavia, a partire dai decadenti passando per i poeti maledetti fino ai simbolisti, l’altra cosa che ci sembra certa è che questo tipo di percorso non porta a nulla. Come dice Carlo Bo nell’introduzione, “l’ingenuità di coloro che cedettero in questo percorso stava nel fatto di credere che tristezza, disperazione siano il frutto di una costrizione e non già della condizione stessa dell’uomo”. In definitiva posso dire che, pur apprezzando il dibattito di fondo all’origine di questo libro, si tratta di un’opera decisamente di non facile lettura, caratterizzata da una perfezione stilistica che comunque non aiuta ad affrontare con compiacimento le pagine che si susseguono nella descrizione delle visioni estetiche del protagonista. Soprattutto, la via decadente, passiva ed estetizzante sperimentata da Des Esseintes appare lontanissima dal mondo di oggi, caratterizzato da interdipendenza e globalizzazione e, non da ultimo, da un senso di precarietà che, mettendoci di fronte a problemi tangibili e concreti, allontana l’individuo dalla possibilità di ripiegarsi su sé stesso e disinteressarsi del mondo. Siamo indissolubilmente legati gli uni agli altri e, dopotutto, rendercene conto ed accettare tutto questo forse renderebbe migliore la convivenza.
“…Oh, lui solo era nel vero! Che cosa erano tutte le farmacopee evangeliche di fronte ai suoi trattati di igiene spirituale? Lui non pretendeva guarire niente, non offriva ai malati alcun compenso, alcuna speranza; ma la sua teoria sul Pessimismo era, in definitiva, la grande consolatrice delle intelligenze elette, delle anime elevate. Rivelava la società qual era, insisteva sull’innata sciocchezza delle donne, indicava i limiti, salvava dalle disillusioni ed esortava a limitare al possibile le speranze, a non concepirle nemmeno se ne abbiamo la forza, a stimarci felici se, in momenti inopinati, non ci capitano in testa formidabili tegole.”