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Jonathan Coe

La pioggia prima che cada

Jonathan Coe


Milano, Feltrinelli 2007 pp. 222, € 16.00

di Luca Meneghel
Jonathan Coe ci aveva lasciati con “Circolo Chiuso”, seguito della “Banda dei Brocchi” e ideale conclusione di un affresco dell’Inghilterra dagli anni settanta (“La Banda dei Brocchi”) ai novanta (“Circolo Chiuso”), passando per il tatcherismo dipinto nel suo capolavoro, “La Famiglia Winshaw”. Il nuovo romanzo di Coe, pubblicato per l’Italia in assoluta anteprima da Feltrinelli nella consueta (ottima) traduzione di Delfina Vezzoli, si intitola “La pioggia prima che cada” ed è, per dirla con l’autore, “diverso nei canoni dagli altri che ho scritto”. Proprio così: politica e società, per una volta, lasciano spazio ad una storia tutta incentrata su donne e immagini, in una magnifica carrellata che ricostruisce le vicende di una famiglia attraverso tre generazioni, dalla seconda guerra mondiale al nuovo millennio.
La trama, senza rinunciare ai consueti colpi di scena, è tutto sommato lineare. “La pioggia prima che cada” si apre con una telefonata che annuncia a Gill, madre londinese di due figlie, la morte di sua zia Rosamond, ritrovata sulla sua poltrona di casa nella campagna inglese Shropshire. Di fianco alla vecchietta, deceduta con un registratore in mano, vengono rinvenute delle cassette, con la raccomandazione di farle avere ad una fantomatica Imogen. La misteriosa terza beneficiaria del testamento (oltre a Gill e suo fratello David) risulta però introvabile: non resta che ascoltare le casette… Comincia così la vera storia, partita nei lontani anni quaranta (quando i bambini inglesi venivano mandati in campagna per sfuggire ai bombardamenti) per concludersi con la morte della stessa Rosamond, ai giorni nostri.
A colpire, prima di tutto il resto, è la struttura narrativa del romanzo. Coe sceglie di utilizzare la prima persona e lo fa attraverso la descrizione di venti immagini da parte della narratrice Rosamond. La descrizione, dunque, è d’assoluta centralità, sin nei minimi dettagli: il narratario infatti, Imogen, è cieca dall’età di tre anni e zia Rosamond sente l’assoluta necessità di farle vedere la sua storia, oltre che raccontarla. Il risultato è sorprendente: la dimensione visiva, mai così preponderante nel precedente Coe, si sposa con eventi intrecciati alla perfezione andando a costruire una storia semplicemente magnifica, da leggere tutta di un fiato. Al centro delle storia, ancora una volta, l’amore: quello eterosessuale e quello omosessuale, quello tra madri e figli, quello ricercato e quello mancato, quello straripante e quello troppo a lungo negato. È l’amore, ancora una volta, a muovere il mondo; è l’amore spesso non corrisposto, “l’unico che rimanga puro, che non venga intaccato dalla decadenza, dalle abitudini” (per dirla con l’autore).
Lascio al lettore la gioia di scoprire le schegge di vita di Rosamond, dall’amicizia con la cugina Beatrix all’amore mai sopito per Rebecca, ma non posso esimermi dal segnalare in chiusura delle pagine di alta e lucente letteratura. Sono solo due episodi, meravigliosi.
Il primo racconta di due bambine, Rosamond e Bea, che fuggono da una casa di campagna alla ricerca di un affetto (lì) negato. Scappano, poi la stanchezza ha la meglio e allora si stendono sul prato. Silenzio, buio. “Un barbagianni chiurlava, gridando nella notte vicinissimo a noi. Gli alberi frusciavano, il sottobosco era percorso da tremiti inquieti di vita misteriosa. Sentivo il calore del corpo di Beatrix, il pulsare del sangue nel suo braccio contro la mia nuca. Le sue sensazioni divennero le mie. La luna continuava a levarsi, e il barbagianni spiccò improvvisamente il volo, e schizzò via sfiorando i rami degli alberi. L’umidità si era alzata dall’aria”. Il secondo episodio, avvenuto molti anni dopo, è ancora legato alla natura: siamo in Francia, sulle rive di un lago minacciato dal temporale. “Il temporale non arrivò mai fino a noi. Lo guardammo scoppiare sulle montagne distanti, e poi spostarsi a est, ma le sponde del lago riuscirono a sfuggirgli. Preparammo la cena e mettemmo a letto Thea. Presto il cielo fu di nuovo limpido e le stelle brillavano sopra di noi. La luna tracciò un sentiero d’argento sulla calma superficie del lago”. Una situazione sospesa nel tempo, la conclusione delle tre settimane più felici della vita di Rosamond. Una situazione irreale, come la pioggia prima che cada.
Due episodi diversi, due episodi che racchiudono in sé tutto il libro. Il senso di una vita. Diciamo grazie a Jonathan Coe: anche questo libro colpisce al cuore, fa sorridere e piangere. E, più di altri, è un piacere anche tutto estetico.



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