Jon Kalman Stefansson

Jon Kalman Stefansson Varie cose sulle sequoie e sul tempo


Iperborea Edizioni, 2025, collana Gli Iperborei, traduzione di Silvia Cosimini, 304 pagine, euro 19,50 Narrativa Straniera | Romanzo

23/11/2025 di Eliana Barlocco

Il tempo dell’infanzia è dilatato rispetto a quello dell’età adulta. Sembra correre con lentezza verso la maturità, percorrendo molteplici vie. Lunghe strade, cieli immensi, a volte vicoli stretti o persino chiusi, esperienze e incontri che ci traghettano dall’essere infanti al divenire grandi. 

Jòn Kalman Stefánsson, nel suo ultimo romanzo fresco di stampa dal titolo Varie cose sulle sequoie e sul tempo edito da Iperborea nella traduzione di Silvia Cosimini, ci racconta della crescita di un ragazzino senza nome che dall’Islanda arriva a Stavanger (Norvegia) per trascorrere l’estate coi nonni. Di quel bambino abbiamo una descrizione sommaria: “Ho solo dieci anni, ho i capelli rossi, sono piccolo per la mia età, non sono un bambino cattivo, ma il futuro che mi si prospetta è questo: accovacciato in un buio denso, e accanto a me c’è un enorme ragno nero con la pancia dilatata”. Stefánsson con ironia e un pizzico di poesia tratteggia le figure del bambino e dei suoi amici calandole in una sorta di mondo fantastico, dove il tempo dell’infanzia, scontrandosi con quello dell’età adulta, crea una mareggiata che riempie di domande e perplessità la mente di un bimbo che cresce: “... ho acquisito una profonda maturità e probabilmente l’acqua cristallina dell’infanzia si è intorbidita un po’.” Il bambino si muove in un ambiente nuovo, non familiare. Alle spalle i nonni (sequoia) che, pur nella loro diversità, divengono i guardiani del cammino che intraprende; si addentra nel bosco della vita confrontandosi con nuovi amici, accompagnato da quelli immaginari che fungono sempre da rifugio sicuro. Noi, lettori adulti (“A volte mi viene il sospetto che gli adulti siano bambini morti”) osserviamo le avventure di un’estate con la sensazione di aver vissuto le stesse emozioni. Tutti abbiamo avuto immaginifici amici/eroi con cui condividere avventure, ognuno di noi ha avuto timore di quello che potesse celarsi sotto il letto una volta spenta la luce e chi non ha visto, nella proiezione di ombre, oscure presenze? O ancora, quanti non hanno avuto fratelli o sorelle con cui confrontarsi? E così alla fine del libro realizzi che quel bambino senza nome proveniente da quel paese lassù, appeso alla cartina del mondo, sei tu.