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John Niven

Uccidi i tuoi amici

John Niven


Einaudi, 2019

di Corrado Ori Tanzi
Steven Selfox è un discografico arrivato. Nella pancia di una major lavora nel reparto scouting e la sua vita è uno stordimento continuo. Siamo a Londra, anno domini 1997. Il New Labour è appena andato al potere e i dischi si vendono ancora. Siamo in pieno Brit-pop in fin dei conti.

Testosterone a mille e cinismo a centomila, la via di Selfox è quella di un carro armato. La musica non esiste, il sugo del discorso sono la produzione di suoni con cui sostenere creature costruite alla bisogna. Esiste invece la cocaina ed esiste il sesso in tutti i suoi buchi, liquidi e posizioni naturali e meno. Esistono la tequila, il brandy e il whisky. Ed esiste pure il potere di fare e spendere l’impossibile tra cene di rappresentanza, feste, viaggi di aggiornamento, convention al di là dell’Oceano. Ma sopra ogni cosa, il sottile e vivido piacere di far cadere i colleghi. Rendere la loro vita un percorso minato e se ci si sente di spingersi un po’ più in là rovinargliela definitivamente.

Scritto più di dieci anni fa ma apparso da noi solo ora, Uccidi i tuoi amici è innanzitutto la conferma che John Niven (di cui si ricorda lo strepitoso A volte ritorno, il libro con cui i lettori italiani lo hanno conosciuto) è un autore coi fiocchi. Più sul versante di Irvine Welsh e Magnus Mills che quello di Nick Hornby e Roddy Doyle (nonostante l’argomento), lo scrittore scozzese con sarcasmo e disinteresse integrale per il politicamente corretto mette alla berlina una filosofia di pensiero più che un ambiente professionale con una scrittura lisergica e serrata.

Il punto di partenza è chiaro: le case discografiche formano il gusto di milioni di dementi a cui fanno ingoiare ogni anno tonnellate di nuova spazzatura. E poiché i milioni di dementi sembrano non chiedere altro che di riempirsi pancia e testa di pattumiera, il gioco è fonte di un lucro senza fine. Dentro al sistema, il trapezista migliore vince.

Impasticcato da giorno a sera, arrapato tanto nella testa quanto sotto le mutande, con l’ugola sempre bagnata, Steven Selfox è la quintessenza della carnalità che deve essere alimentata con infinite dosi di lacerazioni umane. Un professionista del sé che la società contemporanea crea serialmente nella stragrande degli ambienti di lavoro, sia chiaro. Per chi sente che le parole “musica”, “talento”, “artista” continuano a mantenere il significato loro proprio consegnatoci da secoli di storia, Niven è la scheggia saggia e ponderata di un mondo in cui la fuffa porta a fuffa e tutto insieme s’intorcina quale arma di distrazione di massa. Oggi con qualche milione in meno nelle tasche dei discografici, ma questa è un’altra storia.

Noi ci teniamo questo divertentissimo e acido romanzo. Quando si fa della letteratura con la miseria della propria bravura ci viene da ringraziare anche le Spice Girls per essere esistite.

 

John Niven, Uccidi i tuoi amici, Einaudi, pagg. 346, euro 18,50

Corrado Ori Tanzi – https://8thofmay.worpress.com