Jean-claude Izzo

Jean-claude Izzo Solea


Edizioni e/o, 2000, £ 16.000

di Andrea Balestri
“Non credevo al caso. Né alle coincidenze. Sono solo il segno che si è passati dall’altra parte della realtà. Lì dove non esiste alcun accomodamento con l’insopportabile. Come in amore . come nella disperazione.”

Questo non è proprio un libro adatto a tutti, facile e immediato, è un libro per chi mastica abitualmente la letteratura. Con questo lavoro si chiude una trilogia su Marsiglia che vede come protagonista Fabio Montale, un ex sbirro disincantato della vita (il nome del protagonista non è casuale, riflette le origini Italiane dell’autore e la sua passione per l’omonimo poeta). Ciò che maggiormente caratterizza la lettura è il senso di soffocamento, la percezione di un’atmosfera pregna di un’aria malsana e carica di pessimismo, un pessimismo che penetra in tutte le righe del romanzo, non concedendo spazio per nessun barlume di speranza. Tutto questo contribuisce a trasmettere al lettore una sorta di fastidio che sfocia in una rassegnazione senza compromessi. A Fabio Montale non sono rimasti che pochi amici e un profondo senso di disillusione per i sentimenti, ma le cose si complicano ancora di più quando la sua vita si intreccia nuovamente con quella di una sua vecchia amica, Babette. Babette, giornalista, è giunta al termine di una inchiesta sulla mafia, che ne rivela in modo inequivocabile gli intrecci con finanza, politica e forze dell’ordine, tracciando uno scenario desolante della società. La malavita la sta inseguendo seminando morte alle sue spalle, ma ha perso le sue tracce, così i sicari, sapendo della sua amicizia con Fabio, si serviranno di lui per ritrovarla. Fabio già vive un periodo difficile, è stato lasciato dalla donna che amava e in generale la sua vita “sta andando a puttane”, come afferma egli stesso, ma questo sarà veramente il colpo di grazia. Questa morsa che attanaglia la sua esistenza è allentata solamente dal suo amore viscerale per la cucina e i cibi che consuma con avidità e passione, così come i vini e gli altri alcolici di cui è un fine intenditore. Anche la musica, una musica “raffinata e colta”, gli serve per non perdere il contatto con la realtà (non a caso il titolo del libro è un omonima canzone di Miles Davis) ed anche il mare, il meraviglioso elemento di cui è innamorato, ha una funzione analoga nella sua vita. Viste le premesse non c’è da aspettarsi un finale diverso da quello che le ultime parole di questo libro ci lasciano, anche se in mezzo a tanta malinconia si riesce comunque a cogliere una poetica della vita che è ben sintetizzata dalle brevi frasi con cui si apre ogni capitolo di questo lavoro.