Irvine Welsh

Irvine Welsh Il lercio


Tea due, 2001, € 7.75

di Andrea Balestri
L’aggettivo lercio è sicuramente l’aggettivo azzeccato per descrivere il protagonista di questo romanzo, il sergente della polizia di Edinburgo Bruce Robertson, detto “Robbo”. Una persona spregevole, sporca, lurida, sozza, depravata, sia per quanto riguarda la personalità e ancora di più per quanto concerne l’igiene personale, nonché le abitudini alimentari e sessuali. La storia si dipana partendo dall’assassinio del figlio dell’ambasciatore del Ghana, un ragazzo di colore la cui testa è stata fracassata a colpi di martello. Apparentemente sembra trattarsi di un omicidio a sfondo razzistico, ma si scoprirà in seguito che bisogna andare a scavare altrove per sapere la verità. Le indagini su questo assassinio faranno però solo da sfondo alle vicende narrate, mentre il romanzo si focalizzerà in particolare sulla vita di Robbo, una vita che in superficie appare quasi normale ma che invece cela turbamenti profondi e laceranti. Robbo, che aspira al posto di ispettore, è un poliziotto corrotto, alcolizzato e drogato, doppiogiochista disonesto e truffatore, ma è soprattutto un vero duro, uno che si prende gioco della vita e delle persone: un vincente, almeno agli occhi della gente. Tuttavia la gente non si accorge che Robbo è un uomo che soffre molto sia interiormente, perché è stato lasciato dalla moglie, andatasene con la loro bambina, sia fisicamente in quanto affetto da un fastidioso eczema alle parti basse e di un sospetto verme solitario che gli cresce nell’intestino. Lo scrittore si serve in modo ingegnoso e originale di quest’ultima circostanza per inserire fra le righe del libro una sorta di voce fuori campo che si intromette nei momenti più svariati. Se in prima istanza essa sembra essere la voce del verme che si nutre di Robbo, poi ci si accorge però che essa non è altro che la voce dell’anima lacerata di Robbo. Intanto, in mezzo a tutto questo la storia scivola sulla schifosa vita di Robbo, piena di episodi e circostanze squallide, immorali, luride e putride, tanto da mettere a repentaglio la capacità di sopportazione dello stesso lettore. Si arriva quasi ad avvertire nausea e ad averne abbastanza di questo ammasso di bassezze, lerciume e immoralità che, a lungo andare, appaiono fin troppo gratuite e scontate. A rendere giustizia ci penserà un finale veramente sorprendente, orchestrato in maniera impeccabile e originale, che svelerà sì l’assassino, ma soprattutto svelerà la vera natura del protagonista e il motivo di tanto squallore. Un libro che per il contenuto e soprattutto per il modo in cui esso è presentato richiede al lettore un po’ di stomaco, ma che lascerà comunque un segno, sia esso di plauso o di disapprovazione.

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recensione di Pelo