Ignazio Silone

Ignazio Silone Il seme sotto la neve


Mondadori, £ 13.000, 1950

di Simona
UNA SCONFITTA EPPURE UNA RINASCITA

Il seme sotto la neve non mi è sembrato un libro facile da leggere. E’ piuttosto lungo, ricco di motivi diversi che a volte appesantiscono il filo del racconto e non di rado tradiscono anche una certa mancanza di armonia; inoltre la trama è piuttosto statica e l’azione ridotta. Per i personaggi di Silone, infatti, contano più le parole degli avvenimenti ma, nonostante questo, è un libro capace di scavarsi un suo posto nella memoria di chi lo legge.
Il protagonista del romanzo, Pietro Spina, incarna una figura tipica dell’opera di Silone, quella dell’uomo in fuga, clandestino in patria, vittima dell’ingiustizia umana. Siamo nelle montagne abruzzesi durante gli anni del regime fascista e Pietro, già fuggitivo in Vino e pane, qui ritorna nella sua terra. Ma è un uomo pressoché alla deriva. Pietro è stato deluso dalla politica e da quelli che credeva compagni e ora, nella sua condizione di solitudine e fuga, pensa che di fronte all’arroganza del potere e all’ottusità degli oppositori, l’unico modo di portare avanti il proprio ideale di libertà è tentare di risvegliare le coscienze degli esseri più poveri, rinnovando il mondo arcaico dei cafoni abruzzesi per aprirlo a un nuovo modo di pensare, non più schiavo di paure sociali, superstizione o bigottismo. Il ritorno di Pietro Spina al suo paese potrebbe essere l’occasione per una rinascita di quest’uomo in fuga perché la riscoperta delle proprie radici gradualmente lo rappacifica con la vita. Il contatto forzato con la terra, cui Pietro è sottoposto perché costretto a nascondersi in montagna, lo obbliga ad una scoperta via via più minuziosa e appassionata.
“Non avevo mai pensato che una zolla di terra, osservata da presso, potesse essere una realtà così viva…la stranezza è giusta. Sono nato qui, in campagna, e poi ho viaggiato mezza Europa, sono stato una volta, per un congresso, fino a Mosca; quanti campi, quanti prati ho dunque visto…eppure non avevo mai visto, in quel modo, la terra. Quale avvenimento emozionante fu per me un mattino la scoperta, in quella zolla di terra, di un chicco di grano in germoglio.”
I colori e gli odori, i cibi, gli amici che ritrova vicini, un vecchio amore che si rinnova (molto delicato il racconto della storia fra Pietro e Faustina), tutto potrebbe portare a una nuova vita per Pietro, nel rifugio della sua terra e vicino a persone umili e sincere che ama, riamato. Ma la figura di Pietro è una figura simbolica, carica di tensione etica così egli, già braccato dalla polizia per il suo passato di marxista e ribelle, rifiuterà la grazia offerta deal Governo e la fortuna di famiglia in un gesto di assoluta coerenza, rassegnandosi alla condizione di fuggitivo. Non solo, Pietro è tornato ai suoi luoghi e ne ha ricavato nuova linfa vitale riscoprendo nelle radici secolari di quelle terre il mistero della vita, quasi sentendosi un piccolo seme avvolto e protetto in essa, ma alla fine l’avversario prevale ancora perché Pietro si consegnerà alle forze dell’ordine sacrificandosi al posto di un povero storpio, una sorta di straccione analfabeta, per preservarlo al di fuori delle colpe del mondo.
Non è facile capire dove risiede la forza di un’opera così tortuosa e nella quale anche il meccanismo di immedesimazione con i personaggi è impensabile. Essi infatti non sono tratteggiati in quanto persone ma in quanto esemplificazioni viventi di un atteggiamento, di un ideale e, del resto, i tempi sono troppo diversi. Tuttavia è anche certo che chi legge, come Pietro, acquisisce via via una maggiore consapevolezza delle proprie radici e, come Pietro, avvertirà per un breve istante una sorta di comunione col mondo. Forse allora è proprio questa la chiave per capire il fascino dell’opera di Silone, ossia la capacità di fare della letteratura uno strumento di battaglia civile coniugando letteratura e passione, rimanendo fedele al legame coi luoghi d’origine e col loro spirito, al quale non è estranea un’essenza profondamente cristiana.

“qui, le bestie l’aria l’acqua la terra il vino la cenere l’olio la polvere della strada, tutto è, per così dire, cristiano…”