Ian Mcewan

Ian Mcewan Espiazione


Einaudi / 2002, p387, 18 Euro

di Diego
Con il passare degli anni sai sempre qualcosa di più sulle tue abitudini mentali, sulla struttura dei tuoi pensieri. Diventi molto scettico e vuoi evitare il più possibile di ripeterti. Continuo a credere che tra un romanzo e l'altro sia necessario inserire un pezzo di vita; mi pare che ogni romanzo debba essere scritto da una persona leggermente diversa...
Con questa manciata di frasi, da un intervista alla radio Bbc, McEwan è riuscito a liquidare quel lieve senso di smarrimento derivante dalla scelta del contesto di questo nuovo romanzo. Contesto che si allontana da quelli precedentemente percorsi e ci riporta ad una calda estate del 1935. Villa Tallis è un austero edificio edoardiano immerso nel verde ed in una calura estiva che non si ricordava da anni. La tredicenne Briony, precoce ostaggio di una profonda passione per la scrittura, è testimone di un fatto che risulterà tanto strano ai suoi occhi, ed ai suoi ragionamenti fiabeschi, da assumere tutti i connotati di una vera e propria iniziazione ai misteri del mondo adulto. Sulla scia di pensieri nuovi e fuorvianti il suo spirito di immaginazione prende il sopravvento sulla realtà: Briony finisce con l'accusare di stupro un innocente. E non perchè l'aveva visto, ma perchè 'sapeva'. Da questo episodio si aprirà un varco che ospiterà gli anni difficili della guerra ed il prolungato purgatorio di due persone divise da quell'accusa priva di fondamento...
Come ci è stato insegnato, la confessione dei peccati avviene prima dell'espiazione, nel miraggio della redenzione eterna. Per questo ritroveremo Briony a raccontare l'accaduto in un manoscritto e modificarlo inutilmente innumerevoli volte, fino a vecchiaia inoltrata, per chiedersi infine: come può una scrittrice espiare le proprie colpe quando il suo potere assoluto di decidere dei destini altrui la rende simile a Dio? E se lo scrittore è giudice unico è forse esonerato dal fornire verità insindacabili? Non sono forse più importanti speranze e soddisfazioni suscitate nel lettore?
Queste sottili riflessioni riempiono le ultime pagine mentre si rafforza la convinzione di avere tra le mani un piccolo capolavoro. Un McEwan sempre più innamorato delle parole, nell'estetica e nell'ordine, un po' come la piccola Briony. Una narrativa non più fatalista e genialmente grottesca, ma assolutamente raffinata, resa spesso e volentieri estremamente statica da passaggi descrittivi intensi, nei quali McEwan dimostra di trovarsi (forse troppo) a suo agio.

Ian Mcewan Altri articoli

Ian Mcewan

Quello che possiamo sapere

Letteratura Straniera
recensione di Silvano Rubino

Ian Mcewan

"Lezioni"

Narrativa Straniera
recensione di Silvano Rubino