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Howard Jacobson

L`enigma Finkler

Howard Jacobson


La Nave di Teseo, 2019

di Corrado Ori Tanzi
Julian Treslove è un ex produttore radiofonico della BBC. Sam Finkler si destreggia tra filosofia, prosa e televisione. Il primo non ha ricevuto un becco di notorietà, il secondo la celebrità l’ha ben conosciuta. I due si conoscono da quando a scuola portavano i calzoni corti e la loro frequentazione non ha mai subito interruzione. Sono restati in contatto con Libor Sevcik, un loro vecchio insegnante.

I tre si ritrovano a cena da Libor in un bellissimo appartamento in centro a Londra e si perdono in malinconici pensieri su quando erano ancora in grado di amare, sulla separazione, sul valore che hanno dato alle singole cose per tutta la vita e sulla propria capacità di mettersi in gioco.

Treslove chiude la serata attanagliato dalla tristezza e, durante il tragitto verso casa, subisce l’aggressione da parte di una donna, che non solo gli sottrae portafoglio, cellulare e altro, ma gli dà dell’ebreo. Treslove non lo è, ma da quel momento quella frase si piazza al centro del suo cervello, condizionando ogni suo pensiero e azione successiva. È ebreo ad esempio il suo amico Finkler, diversamente da lui baciato dalla fortuna, autore di bestseller, donnaiolo di successo, cinico e provocatore da guadagnarsi il rispetto e l’ammirazione di tutti. Insomma, l’esatto suo opposto, annoiato da tutto e tutti, inabile a una relazione duratura di qualunque specie e tipo.

Insomma, se Finkler incarna tutti gli ebrei del mondo e quella donna lo ha chiamato ebreo, allora anche a lui in un modo o nell’altro è destinata una fetta della succulenta torta da cui il celebre amico si pasce da una vita. Giù dunque a sottoporsi a un tragitto di autoconoscenza di tutto ciò che è ebraismo. La tragicommedia lo sta aspettando svoltato l’angolo.

Ripubblicato da La Nave di Teseo dopo essere stato fatto conoscere ai lettori italiani da Cargo, L’enigma di Finkler, romanzo per il quale Howard Jacobson vinse nel 2010 il prestigioso Man Booker Prize, è un lungo excursus di nero umorismo su ebraismo, antisemitismo e profilo della politica d’Israele. La pasta è quella di buona parte dei libri di Philip Roth o della narrazione di Mordecai Richler (La Versione di Barney) anche se il gusto della frase ha portato l’autore a vestire il romanzo di quel surplus d’intellettualismo che un’ulteriore sforbiciata in sede di editing avrebbe potuto diluire.

Tragedia briosa dotata di uno humor sottile ed elegante, giocata con la carta dell’autoironia che porta a dimostrare in tutta la sua nudità la goffaggine di un uomo che lascia un approdo (le sue radici britanniche) per tentare di giungere a un altro che per natura non gli appartiene ma che per autoconvincimento diventa la casa dei sogni (l’ebraismo). Ma il wannabe finkler (con l’iniziale minuscola), per quanto desideroso di mutare pelle e rinfrescarsi il sangue, potrà mai essere all’altezza del Finkler originale?

 

Howard Jacobson, L’enigma di Finkler, La Nave di Teseo, 479 pagg., 19 euro.

 

Corrado Ori Tanzi https://8thofmay.wordpress.com