Helen Fielding Il diario di Bridget Jones
Sonzogno, 1998, 19900
di Andrea Balestri
Le nostre quotidiane paranoie a volte ci sembrano limiti invalicabili, ma se le analizzassimo da osservatori distaccati riuscirebbero invece a farci sorridere, a volte anche con gusto. Tale è l'effetto della lettura di questa sorta di diario romanzato scritto in maniera squisitamente ironica: sono i 365 giorni della signorina Bridget Jones, una signorina sui trenta, inglese, in cui ci si può facilmente immedesimare, che ci racconta le sue manie, le sue fisse e il suo vissuto quotidiano in un anno qualsiasi degli anni novanta. I classici problemi di cuore, di linea, problemi coi colleghi di lavoro, problemi coi genitori e con l'età, nonché gli inutili sensi di colpa per il fatto di bere alcoolici e fumare sono tutti temi toccati con un sarcasmo mai scontato, ricco di divertenti sfumature che suscitano ilarità senza scadere in un eccessivo banalismo. Bidget è insofferente, fa un lavoro che non le piace, non trova l'uomo giusto mentre i suoi amici sono tutti accoppiati, ha una mamma invadente e rompiscatole e non riesce quasi mai nei buoni propositi che si prefigge, ma non per questo mette tristezza. Anzi, lei e i sui strampalati amici riescono nella loro prevedibilità a stupirci di come in fondo siamo un po' tutti ossessionati dalle stesse cose. Questo libro, come tanti, non contribuirà ad aumentare in maniera sensibile il quoziente intellettivo, ma riesce sicuramente a regalare impareggiabili momenti di buonumore.