Guido Festinese

Guido Festinese One Single Shot - 52 storie discografiche di successi irripetibili


EDT, 2025, 480 pagine, 20 euro Musica | Società

30/09/2025 di Franco Bergoglio

Quante sono nella musica le stelle cadenti? Quanti sono quegli artisti predestinati al successo che per un motivo o per l’altro si perdono dopo l’opera prima? Quelli che non riescono a bissare un esordio di successo oppure quelli che vengono puniti dalle inesorabili leggi del mercato e si sciolgono prima di avere la possibilità di tentare nuovamente la sorte. Chi lo sa...certamente tanti. Nel dubbio, mentre cerchiamo un pallottoliere o navighiamo su Discogs abbiamo una consolazione più veloce a disposizione: il giornalista e critico Guido Festinese in One Single Shot - 52 storie discografiche di successi irripetibili ha raccolto 52 esempi, per altrettanti artisti che hanno sparato “un solo colpo” prima di finire nell’anonimato. In pratica il libro può accompagnare il lettore un anno: leggendo una scheda e ascoltando un disco alla settimana. Ma voi siete dei compulsivi come il sottoscritto e sicuramente durerà assai meno!

Mi limito nella mia disamina quasi solo a quei dischi che si muovono nel perimetro di jazz e dintorni, anche se il libro propone tesori per gli amanti del pop, del rock, del progressive anni Settanta, della psichedelia e in altri generi ancora. Diamo il via alle chicche, allora: il jazz smooth, con venature “santanifere”, degli italianissimi Yellow Sharks con al flauto Giancarlo Barigozzi, musicista di buona levatura prima di diventare uno dei discografici più lungimiranti al mondo nel territorio del jazz post-bop d’avanguardia con etichette come la Black Saint e Soul Note. Le curiosità sono diverse e mettono a dura prova anche gli esperti: che dire ad esempio del compositore californiano-

kentoniano Duane Tatro? O di talenti puri che sono passati leggeri nella storia del jazz come il pianista Hasaan Ibn Ali o la trombonista arrangiatrice Melba Liston? Ci sono nomi noti anche oltre la cerchia degli iniziati come quello di Richard Twardzik, Pat Patrick o Toni Fruscella, ma le loro storie non sono certo di quelle che si leggono in tutte le storie del jazz ed è bene vengano raccontate e i dischi ascoltati.

E la narrazione certamente in questo libro non manca: ogni disco/capitolo gode di un incipit ampio, spesso una divagazione anche lontana dal tema, ma sempre di buona fattura. Un altro modo per accostarsi al testo - che sicuramente ci lascia in dote qualche conoscenza in più sulla musica - può essere lasciarsi tentare da una trasversale, scegliendo dai nomi di gruppi curiosi, dall’anno di uscita (nel 1968 ad esempio ci sono ben due one shot: Lily&Maria e i Touch). I tesori si trovano spesso per caso. Qui ne segnalo uno solo

(per non spoilerare troppo) e di cui ringrazio personalmente Festinese per aver fornito la mappa: è il disco omonimo del trio Open Window, un oggetto sonoro dalla natura indefinibile ma dai suoni ammalianti, quasi fossero i Beach Boys con studi musicali seri alle spalle o un Van Dyke Parks con sfumature zappiano-jazzistiche; deciderete voi dopo l’ascolto.