Groucho Marx

Groucho e io

Groucho Marx


Adelphi, 2017

di Corrado Ori Tanzi
Se non fosse stato inventato, ideato, disegnato, modellato, procreato, l’intero libro della comicità planetaria sarebbe stato ben più povero. Di certo avremmo avuto un altro Woody Allen, visto che il grande uomo di Brooklyn non ha mai fatto mistero di quanto le sue radici attoriali affondassero nel terreno di coltura di Groucho Marx e dei suoi strambi fratelli.

Ora Adelphi, che da anni segue gli scritti dello storico comico newyorchese, dà nuovamente alle stampe dopo vent’anni (una celebrazione) il celeberrimo Groucho e io, un libro che vuole essere un’autobiografia e che, pur rispettando il profilo voluto dall’editore, s’impone come un testo “altro” rispetto alla storia della propria vita.

Il più famoso dei Marx (intendiamo sempre la famiglia di comici) gioca con le armi che gli sono congeniali: il paradosso della parola, l’apparente nonsense del pensiero, la folgorazione della battuta, il racconto di sé come sghembo antieroe, l’eccentrica satira del proprio mondo. Una comicità alta, newyorchese appunto, dentro cui riposano grandi letture e che si impone con una sottigliezza e un’eleganza non esattamente da pubblico televisivo.

L’attacco del libro è la spiegazione più chiara: “Io nacqui in tenerissima età. Non feci tempo a pentirmene, che avevo già quattro anni e mezzo”. È Groucho stesso, doppio rispetto alla persona di cui sta parlando, che ci mette sul chi va là sulla bontà delle autobiografie: “Se si scrivesse la verità vera sulla maggior parte degli uomini in vista, non ci sarebbero abbastanza galere per alloggiarli”. Ma, visto che c’è e che (immaginiamo) ha già preso un cospicuo anticipo, apre i suoi ricordi “svelando” il suo mondo: vita giovanile in famiglia, inizi di carriera, Hollywood dal di dentro, la pestifera figlia Melinda, il denaro, il successo, il sesso e l’amore, il proibizionismo, la figura dell’attore (“Cos’è un attore?” pensavo. “Niente! Solo un megafono delle parole altrui”).

Un artista senza pari. Difficile certo per il grande pubblico. Leggermente meno di un Buster Keaton (il comico triste e senza parole), ma lontano dalla popolarità che riuscì ad avere il suo coetaneo Charlie Chaplin, a cui attribuisce senza remore la palma del migliore: “Il più grande personaggio comico che sia stato mai partorito dal cinema o da qualsiasi altra forma di spettacolo”.

A chi scrive basta il fatto di essere stato “padre” di Allen per averlo nel cuore. L’età del jazz lo ebbe come graffiante crooner. In effetti che cosa furono Groucho, Harpo, Chico, Gummo e Zeppo Marx se non una Big Band?

Groucho Marx, Groucho e io, Adelphi, 320 pagg., 12 euro

Corrado Ori Tanzi – https://8thofmay.wordpress.com