Giorgio scerbanenco

Giorgio scerbanenco I Milanesi Ammazzano Al Sabato




di Luigi Anania
“…Oggi i delinquenti non hanno più alcun pudore, alcun paura, parlano tranquillamente in trattoria, in mezzo alla gente, con gli amici e le loro baldracche, che la mattina dopo andranno ad ammazzare la mamma, e la mattina dopo, infatti, l’ammazzano. E’ la gente che ascolta fa finta di non aver sentito…”

Tutti gli amanti del noir e del giallo devono esser grati a questo signore arrivato a Milano a sedici anni con la famiglia, dalla fredda Kiev, in cerca di lavoro e benessere in quella che stava diventando la capitale del boom economico italiano, perché Scerbanenco è un grande scrittore, oltre ad esser il padre putativo dei vari giallisti dei nostri tempi, Lucarelli in primis.

Questo romanzo di meno di 200 pagine è una vera scoperta per me, amante come sono del “genere”; e mi vergogno un pò di aver conosciuto l’opera di Scerbanenco sono grazie al consiglio di un mio amico nonché vero esperto del genere; senza il suo aiuto non mi sarei mai imbattuto nelle avventure di Duca Lamberti, poliziotto, medico ed investigatore in molti dei lavori del “nostro” narratore italo/russo.
Ne “I Milanesi ammazzano al sabato” (titolo bellissimo) si snodano parecchi DRAMMI:
quello di una famiglia costretta a vivere e convivere con la rara e sfortunatamente balorda malattia della loro figlia Donatella, che porterà a conseguenze estreme, ma “matematicamente lucide” ed istintive, il padre di questa povera “piccola grande bambina”;
quello di un investigatore che sembra lottare contro i mulini a vento e contro una città che sta diventando troppo grande e complessa, una Milano non ancora “da bere” ma piena di marcio, distribuito “democraticamente” a macchia di leopardo e proprio per questo difficile da estirpare ed eliminare.

Ma il vero Dramma è quello della “viltà” esagerata, della mancanza di coraggio a collaborare con la giustizia per via delle regole non scritte della criminalità, ma terribilmente rispettate un pò da tutti. Eppure Lamberti è un investigatore anomalo, che anche trovandosi di fronte al “… più formidabile pappa che sia comparso nella capitale morale d’Italia, cioè Milano…” gli chiede “per favore” di aiutarlo; pur sapendo che il giovane delinquente non ha altra alternativa, continua a dire “ per favore… fai questo favore ad un povero scemo di poliziotto…”. Lamberti è un poliziotto che non molla la presa, ma allo stesso tempo è tremendamente umano, sa ascoltare i suoi interlocutori, puttane, “terroni” in cerca di fortuna o genitori disperati che siano; dote che credo gli venga dalla sua passata professione di medico; dote però non abbastanza efficace da impedire il finale quasi splatter della storia, dove, per una diabolica ironia, il titolo del libro si svela in tutta la sua forza critica “estrema” alla “milanesitudine”.