Gino Cecchettin con Marco Franzoso Cara Giulia. Quello che ho imparato da mia figlia
Rizzoli, BUR Saggi, Edizione aggiornata, 2025, 168 pagine, 15 euro Saggi | Società | Attualità
11/11/2025 di Laura Bianchi
"Se a qualcosa la cultura è servita, è a questo. A farci ragionare davvero, a cercare di avere un rapporto più sano possibile con le cose, che è l'unico modo per elaborarle, farle nostre e cercare di costruirci un senso. Per imparare finalmente a dare valore a ciò che ha valore, distogliendoci da ciò che magari ci ammalia ma non porta a niente, se non a dannarci dietro l'ultima illusione da cui siamo stati attaccati".
Non sono le parole di un guru della spiritualità, né di un influencer motivazionale, uno dei tanti che affollano la rete, uno a cui non è capitato nulla di davvero sconvolgente, e che scrive da un confortevole buen retiro, circondato da vibrazioni positive new age. Chi scrive queste frasi è Gino Cecchettin, che in Cara Giulia, con Marco Franzoso, ha cercato di mettere nero su bianco le emozioni, i pensieri, i dubbi, le azioni e le reazioni, nati in conseguenza dell'immane, duplice tragedia, che si è abbattuta sulla sua famiglia: prima, la morte della moglie, vinta dal cancro, e poi, l'uccisione della figlia Giulia, per mano di quello che non viene nominato altrimenti che "il suo ex".
Giulia Cecchettin ha avuto una relazione di un anno con un "bravo ragazzo", che però, lasciato da lei, non si rassegna, e insiste perché tornino insieme, minacciando il suicidio. L’11 novembre 2023, la ragazza invia la versione definitiva della sua tesi in Ingegneria biomedica alla relatrice, poi accetta un appuntamento con l'ex, e scompare. Il 18 novembre, un volontario dell'unità cinofila della Protezione civile del Friuli-Venezia Giulia trova il suo corpo "in un dirupo di montagna": è stata colpita alla testa e al collo, è morta dissanguata. Ma la sua storia continua a "fare rumore", come chiede la sorella Elena, in numerosi interventi pubblici, supportata proprio dal padre, che ha saputo trasformare il dolore in azione, creando una Fondazione che porta il suo nome, e che "si basa su valori fondamentali come integrità, onestà e rispetto dei diritti umani. Attraverso campagne di sensibilizzazione e progetti innovativi, mira a promuovere un cambiamento sociale e culturale, creando un ambiente in cui ogni individuo possa sentirsi al sicuro e valorizzato. Il loro lavoro è essenziale per costruire una comunità più giusta e solidale." Il femminicidio di Giulia Cecchettin diventa un simbolo, e si incidono a lettere di fuoco le parole della sorella al funerale: "I “mostri”non sono malati, sono figli sani del patriarcato, della cultura dello stupro", sollevando una partecipazione emotiva mai vista in Italia, oltre che dibattiti, manifestazioni e azioni concrete.
Il libro ricostruisce, con partecipazione commossa, quell'ultimo giorno di Giulia, che il padre ricorda con rimpianto, soprattutto perché non riesce a recuperare con esattezza nella memoria il suo ultimo saluto, le sue ultime parole, prima di uscire per sempre da quella casa e lasciare per sempre aperta la porta della sua camera: "Avrei dato valore a ogni tuo minimo e inudibile respiro, che è quello che dovremmo fare sempre, perché ogni istante con i nostri figli è un miracolo", scrive Cecchettin in questo libro - lettera dedicata a lei, per prolungare oltre la morte un amore infinito. E intanto il lettore freme, si commuove, riflette, impara, immagina cosa significhi perdere un figlio, fatto per cui non esiste nemmeno la parola in italiano, tanto è innaturale, impossibile e ingiusto, e segue la vicenda, tanto più straziante quanto più ne conosce ogni passaggio: la preoccupazione, le lungaggini burocratiche, le indagini, il ritrovamento, l'autopsia, il funerale, i mesi successivi.
Quello che il lettore non sa è invece come era Giulia Cecchettin prima di quell'11 novembre, e il padre provvede a rievocare di lei quello che prima era custodito solo nella memoria familiare: la sua infanzia, le sue passioni, la dedizione per lo studio, l'aiuto a chi era in difficoltà, le sue scelte di vita, il suo desiderio di iscriversi, dopo la triennale all'Università di Padova (che il 2 febbraio 2024 le ha conferito la laurea), alla Scuola internazionale di Comics di Reggio Emilia, e i suoi disegni, alcuni dei quali arricchiscono di delicati tratti le pagine del libro. Da questi ricordi, che coinvolgono tutti i componenti della famiglia, la figura della giovane emerge in modo vivido, preciso e intenso, e si incidono anche nella mente e nel cuore del lettore, chiamato direttamente in causa, perché ciascuno faccia la propria parte, dall'acquisto del libro (i proventi netti dei diritti d’autore serviranno per sostenere Fondazione Giulia e per aiutare le associazioni del territorio che si occupano di violenza), all'adesione alle molteplici iniziative che in tutta Italia si impegnano in tale campo, fino all'educazione all'emotività. "Con una semplice frase si possono abbattere i muri più alti", conclude Cecchettin nell'ultima pagina, che contiene anche un appello diretto ai giovani, per un mondo migliore.
Intanto, i femminicidi nel 2025 sono, a oggi, 78, e 67 sono i tentati femminicidi. Non ricordiamocene solo il 25 novembre.
Gino Cecchettin (1970) è titolare di una piccola azienda di elettronica, la 4neXt Technology Systems. È impegnato nella costruzione di progetti per combattere la violenza di genere, in memoria di sua figlia Giulia.
Marco Franzoso (1965) è nato e vive in provincia di Venezia. I suoi ultimi romanzi sono Il bambino indaco (2012, da cui è stato tratto il film Hungry Hearts di Saverio Costanzo) e Gli invincibili (2014).