Gil Mcneil

Gil Mcneil L’unico ragazzo per me


Mondadori, 2002, € 7,80

di Andrea Balestri
Benvenuti sul volo gentilmente offerto dalla McNeil airlines: accomodatevi, rilassatevi, allacciate le cinture e godetevi il viaggio. Voi fate tutto questo ed ogni cosa procede nel migliore dei modi, un solo dettaglio stona: l’aereo (il libro) non decolla proprio ed è un vero peccato. Sono partito premettendo subito le conclusioni che si possono ricavare dalla lettura di “l’unico ragazzo per me”, in modo tale che si sia subito consci delle controindicazioni a cui si va incontro assumendo il contenuto di questo libro.

E’ la storia di una madre sola, Annie, e del suo figlio di sei anni Charlie. Annie lavora nel mondo della pubblicità ed ha a che fare con il classico ambiente un pò schizzato tipico dei lavori di business-creativo di oggigiorno. Chiaramente la responsabilità materna, dovere a cui cerca di adempiere in modo ineccepibile, non le fa perdere il suo lato umano di giovane donna, coi vizi e le debolezze che purtroppo e per fortuna non si perdono con la nascita di un figlio. Ad Annie piace ancora vedersi con le amiche, fumare qualche sigaretta e perché no concedersi qualche gin tonic in più del necessario. Naturalmente è anche alla ricerca di un uomo che la ami e l’incontro fortuito con un tale di nome Mack sembra regalargli la fine del suo cercare. Questo fino al momento in cui le cose diverranno più serie di come sono iniziate e si porrà il dubbio di una scelta esistenziale che coinvolgerà tutte le variabili della vita di Annie, in primis il conciliarsi fra due uomini: Charlie e Mack.

Una scrittura sobria che tracima di dolcezza materna e sensibilità. La descrizione del rapporto adulto-bambino che non va mai fuori dal binario del candore. Una piacevole lettura per qualcuno che è alle prese con un’infante o che comunque è curioso di questa esperienza. Però in questo caso si deve considerare che l’ambiente in cui le vicende si snodano, cioè la Londra dei giorni nostri, è un ambiente borghese e a mio avviso fin troppo benestante, per intenderci non è la Londra dei disoccupati o degli emarginati. In questo modo quelli che in un tale contesto sembrano problemi divengono in realtà ben poca cosa se estrapolati dall’ambito in cui sorgono. Inoltre, tranne per uno spiacevole episodio che rischia di sfiorare la vera drammaticità, si avverte in eccesso quella sensazione di buonismo gratuito che rischia di sfociare nello stucchevole.