Gianni Galleri

Gianni Galleri La finale di Sarajevo


Bottega Errante Edizioni, Collana Camera con vista, 2026, 190 pagine,18 euro Narrativa Italiana | Romanzo | Sport

29/10/2026 di Valerio Corbetta

Una goccia di normalità in un oceano di follia. Ma è dai piccoli gesti, all’apparenza privi di grande significato, che parte o si mantiene viva la speranza che tutto torni come prima. Sarajevo è assediata dalle forze serbo-bosniache dall’aprile del 1992, quando, due anni più tardi, la federazione di pallacanestro del neonato stato di Bosnia-Erzegovina decide di organizzare il primo campionato nazionale, fissando le finali proprio nella nuova capitale. Una scelta incomprensibile, vista la situazione di drammaticità in quello che rassomiglia più a un inferno che a un luogo adatto a un evento sportivo. L’assedio si protrarrà per altri due anni, provocando 12mila morti e un numero spropositato di feriti e sfollati: ma nel maggio del 1994 è proprio lì che si disputa il gironcino a tre dal quale uscirà la prima squadra in grado di fregiarsi del titolo di Campione di Bosnia ed Erzegovina.

Per La finale di Sarajevo, Gianni Galleri, giornalista e scrittore appassionato di basket, viaggi e storie legate ai Paesi dell’Est Europa e dei Balcani, dopo aver letto un commento su una pagina social (“La Giornata Tipo”, splendido esempio di come anche nel magma melmoso di internet si possano trovare spazi in cui la fanno da padrone intelligenza, ironia e qualità del prodotto intellettuale invece che becera opposizione, liti e offese che spesso proliferano on line dando ragione alle teorie di Umberto Eco), decide di approfondire quanto scritto dal figlio di Drago Zec, uno dei protagonisti di quelle finali del ‘94, e inizia una certosina ricerca delle fonti. Incontra personaggi in loco, visita le città, i palazzetti, le palestre, le case, i bar, attraversa le strade, i ponti che ancora oggi portano i segni di quel che la dissoluzione della Jugoslavia provocò, stringe amicizie che vanno oltre il rapporto professionale, scopre l’umanità di chi ha vissuto sulla propria pelle una guerra civile devastante, l’ha superata nonostante tutto. Anche a Tuzla, dove nessuno pensava potesse arrivare la devastazione, vista l’atipicità cosmopolita di una cittadina dove convivevano senza problemi le diverse etnie e religioni di quei territori. Quindi mette il tutto nero su bianco, perché anche una piccola storia può diventare paradigma di quella con la “S” maiuscola. E ciò che avvenne in quella primavera sfiora l’epicità: raggiungere Sarajevo è un’impresa che i ragazzi dello Sloboda realizzano tra mille imprevisti e difficoltà, rischiando la vita pur di portare a termine la loro missione sportiva, azione che va ben oltre il confine del risultato sul parquet, che pure fu glorioso e storicamente inciso negli almanacchi degli appassionati della palla a spicchi.

Alternando livelli temporali diversi, episodi quasi comici con situazioni drammatiche, dipingendo caratteri e personalità di uno spessore umano che merita attenzione, con particolari che le rendono uniche, Galleri ci immerge in una realtà temporalmente e geograficamente definita, ma valida per ogni situazione di guerra. Alla fine il protagonista non è il basket, non sono i giocatori di quella squadra che cammina su un filo sospeso sopra il baratro, ma l’idea che lo sport possa essere un veicolo per sognare una vita normale anche quando tutto attorno sembra dirti che la normalità siano morte, paura, dolore. Quei 150 chilometri che separano Tuzla da Sarajevo sono la distanza che una volta colmata rende giustizia a chi crede ancora nei valori umani e vuol rimane aggrappato al bene più prezioso: la speranza di una vita migliore.

Gianni Galleri  (1983) è un grande appassionato di viaggi, di calcio e di paesi che non esistono più. Già autore di diversi reportage, ha al suo attivo collaborazioni con molte testate e siti italiani, come Meridiano 13 (di cui è fondatore) e Sport People. Ha realizzato podcast e documentari sull’Europa dell’Est e i Balcani. Tra i suoi libri: La città del football, Curva Est, Questo è il mio posto per Urbone Publishing; Pašić. Predrag difende Sarajevo per Garrincha Edizioni. Con Bottega Errante Edizioni ha pubblicato Balkan Football Club e Spomenik.


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