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Georges Simenon

Marie la strabica

Georges Simenon


Adelphi, 2019

di Corrado Ori Tanzi
 Marie e Sylvie. La prima ha diciott’anni, è una ragazza bassina, strabica, piuttosto bruttina, umile nel comportamento e di modeste capacità secondo la considerazione che fa di se stessa. La seconda ha un anno di meno ed è l’esatto contrario. Bella, procace, un seno che sembra scolpito da un artista e che lei usa come arma letale, ignorante in pudicizia, decisa ad afferrare un futuro che vede disegnato davanti.

Si conoscono da tanti anni e Sylvie ha fatto una promessa a Marie: quando diventerà ricca prenderà Marie come cameriera. Il fatto è che Marie di Sylvie sa e avverte tutto, ciò che ama e ciò che detesta. Durante un’estate come lavoranti in una pensione per turisti la vede spogliarsi davanti a sé ogni notte prima di coricarsi. Sa che lo fa anche per un gusto personale nel provocare Louis, un ragazzo ritardato che dal giardino la guarda estasiato e che tanta bellezza conduce al suicidio.

La ferocia di Sylvie nel diventare una donna ricca si concreta nel trasferirsi a Parigi e iniziare a scalare gradino per gradino la società per arrivare al mondo a cui ritiene di appartenere. Le cose vanno in effetti così e con Marie, pure lei trasferita nella capitale anche se con altri esiti, perde i contatti per vent’anni. S’incontrano nella primavera del 1945, durante la parata della Vittoria. Sylvie chiede a Marie un aiuto per mettere le mani su un’eredità da sogno. La ripagherà con il mantenimento dell’antica promessa. Marie non riesce a negarsi. Tutto si fa, tutto si accomoda. Marie ritorna nella vita di Sylvie. Sarà pure stipendiata, ma la profonda conoscenza e attrazione per l’amica si sono già messe in cammino per stravolgere i ruoli. Marie sarà davvero la serva di Sylvie?

Pubblicato nel 1952, Marie la strabica è uno dei romanzi più psicologici di Georges Simenon, giocato nel continuo rapporto di avvicinamento e allontanamento delle due protagoniste. Marie dipende da Sylvie perché ne soffre dolcemente le sue forti personalità e bellezza, il suo trasporto verso l’amica non è rubricabile come semplice affetto, ma accettare di chiamare la pulsione che prova per quello che veramente è la devasterebbe. Sylvie sa di avere gioco facile con Marie, ma il suo appoggiarsi a lei si paga con la progressiva concessione di fette sempre più estese della propria esistenza.

Le due parti della mela si ricongiungono. E non per fare una persona sola. La penna simenoniana è quella che conosciamo. E che amiamo come poche altre cose per come ci apre mondi umani sommersi, ma incastonati in quotidianità che non penseremmo mai così ricche di fascino se non ci imbattessimo nelle sue pagine.

Georges Simenon, Marie la strabica, Adelphi, 181 pagg., euro 18

 

Corrado Ori Tanzi

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