• Home
  • /
  • Libri
  • /
  • Georges Simenon
  • /
  • Georges Simenon – Il passeggero del Polarlys
Georges Simenon

Georges Simenon – Il passeggero del Polarlys

Georges Simenon


Adelphi, 157 pagg., 17 euro

di Corrado Ori Tanzi
Il Polarlys non ha ancora lasciato il porto di Amburgo per via di una nebbia che non solo copre la vista, ma addirittura fa male alla pelle tanto è gelida. Eppure il capitano Petersen è sempre più inquieto. Non c’è una ragione specifica e fondante. Un humus. Nel gergo dei marinai questa situazione si chiama banalmente malocchio, ma due volte su tre rivela presto il suo volto sinistro.

Cosa c’è che non va? Niente di preciso, appunto. Gli ufficiali della traversata sono gli stessi di una vita, il carico è sempre quello di frutta e carne salata che in Norvegia verrà scambiato con merluzzo, olio di foca e pelle d’orso. Eppure quel ragazzino di diciannove anni che gli è stato mandato come terzo ufficiale non gli va a genio. Per non parlare del vagabondo che il macchinista ha raccattato dal molo per sostituire il carbonaio che si è ammalato. E poi manca un passeggero, che pur si è registrato. E poi quella biondissima e ambigua creatura che sembra stata modellata più per passare inosservata a Versailles che su una nave del genere.

Sente giusto il capitano. Lo sente anche se non lo sa, ma il mercantile sarà al centro di una serie di avvenimenti. Scorrerà persino il sangue. Così, una volta di più, sarà dimostrato che le abitudini dei marinai non godranno di buono o elegante lessico, ma si rivelano puntuali come il caldo d’estate e il freddo d’inverno.

Scritto nel 1932, Il passeggero del Polarlys (Le passager du «Polarlys» nell’originale) appartiene a quella schiera di roman-roman simenoniani con protagonista il mondo del mare, sia che si tratti di vicende che ruotano attorno a un porto sia di storie che prendono il largo su navi non esattamente da crociera. Romanzi che raggruppano tra le storie più oblique e oscure di Georges Simenon, come si può testimoniare dalla lettura de I Pitard piuttosto che L’uomo di Londra o Cargo.

Il passeggero del Polarlys non solo rinnova la tradizione ma porta con sé un tratto che, pur ben presente nella letteratura di questo immenso autore, è qui spinto senza limiti: la fisicità. Il romanzo si alimenta di elementi decisamente fisici se non proprio carnali, una materialità corporea che esplode in tutte le sue imperfezioni, decisamente autonoma rispetto al personaggio che dovrebbe governarla.

Nello sviluppo degli avvenimenti siamo accompagnati da angoscia e burrasca perfino nel respiro che incominciano a erodere il profilo che gli umani vorrebbero tenere nascosto per resistere agli eventi; da bocche che non sanno più che taglio mostrare alla polizia, dalle luci della nave che deformano ogni sguardo, da voci che tradiscono un’ansia evidente e che, facendosi incerte, si trasformano in pessime dissimulatrici di una realtà artefatta, da labbra che si raggrinziscono e, aprendosi, si agitano a vuoto, da nervi che si tirano quanto diventa evidente il pallore del volto di chi è costretto a trovare un modo per calmarli, da sospiri di sconforto che suonano come trombe, da una stanchezza che appare d’improvviso rasentando il dolore fisico.

C’è da rispondere di un omicidio e di un furto. E bisogna farlo tra gli scossoni del mare, le sirene che ululano spaccando i timpani, un oceano che più lo guardi più sembra aver addosso un abito nero strappato di tanto in tanto da due grosse striature bianche, il rumore sinistro delle carbonaie, la neve che scende fitta togliendo visibilità, un odore di carne salata che stimola il vomito.

C’è da rispondere di un omicidio e di un furto ho scritto? No, perdonatemi, ho detto una sciocchezza. Chi viaggia sul Polarlys deve rispondere della sua forma umana. Senza che da qualche parte o da qualche simile possa trarre il suggerimento di uno straccio di risposta.

Georges Simenon, Il passeggero del Polarlys, Adelphi, 157 pagg., 17 euro

Corrado Ori Tanzi
https://8thofmay.wordpress.com