Gaye Boralioglu

Gaye Boralioglu Alla tavola del padre


Edizioni le Assassine, Collana Sisters, 2026, traduzione di Nicola Verderame,18 euro, 256 pagine Narrativa Straniera | Romanzo | Società

03/03/2026 di Arianna Marsico

Alla tavola del padre di Gaye Boralioğlu, tradotto da Nicola Verderame, parla della Turchia e del suo mutare attraverso tre generazioni.

Il protagonista è Hilmi Aydin, un antieroe per eccellenza, per cui è praticamente impossibile provare empatia. È arrogante, sfaticato, in grado di rovinare i rapporti con chiunque, in particolare con il padre Mehmet (incluso il suo spettro) e con l’ormai ex moglie Nihan, che finalmente reagisce alla sua mancanza di rispetto. Si mette in testa di rinverdire i fasti del ristorante paterno Kapelika dopo aver scoperto un diario del genitore, in cui annotava le deliziose ricette mutuate dalla tradizione ottomana, e soprattutto le difficoltà nel rapporto con il figlio. Il quale, preso dalla rabbia e allo stesso tempo dallo sconforto, decide, pur di metterci del suo, di studiare come modificare i piatti, fosse anche per un dettaglio minimo. È un’operazione quasi edipica, un cercare se stesso attraverso il disprezzo del padre.

Il romanzo si svolge su due livelli narrativi. Il primo è quello in cui Hilmi parla in prima persona di sé, addossando agli altri qualsiasi responsabilità dei propri fallimenti. Il secondo è quello di un narratore onnisciente, che mostra come vanno realmente i fatti, e come il continuo negare la realtà del protagonista gli rovini l’esistenza, a volte con esiti tragicomici. E sul finale scopriremo qualcosa di questo narratore. Sullo sfondo c’è una Turchia che cambia, una Istanbul in cui i quartieri passano o tornano di moda, il Ramadan che Hilmi non riesce proprio a rispettare, e c’è la necessità di capire come non sacrificare tutto per il lavoro, come vivere, sia con gli altri, sia con i propri demoni.


Gaye Boralioğlu (Istanbul 1963) è una delle voci più originali e incisive della narrativa turca contemporanea. Laureata in filosofia, ha iniziato la sua carriera come giornalista e sceneggiatrice televisiva, prima di dedicarsi alla scrittura letteraria. Le sue opere esplorano l'identità il genere, la memoria e le tensioni familiari dando voce a personaggi marginali e a prospettive spesso silenziate.