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Frédéric Richaud

La porta del diavolo

Frédéric Richaud


Ponte alle grazie, 2001, £. 18.000

di Andrea Balestri
Si sente l'aria della campagna mentre si legge questo libro, si sentono gli odori e gli umori della Provenza di metà novecento, e si fa conoscenza con persone ancora legate a quelle tradizioni contadine che oggi sono quasi scomparse. La vicenda è narrata in una forma poetica, antica e delicata, che porta a un finale di tutt'altro stampo, crudo, tragico e teatrale. Tutta la storia gira attorno a una famiglia del piccolo paesino di Saint-André-de-Rosans, composta da Lucie, sposa "costretta" di Michel, fratello del marito caduto in guerra, la figlia Marie, bramosa di conoscere il mondo e promessa sposa al figlio del sindaco, e la nonna Alice. Ci sono poi le ataviche credenze e superstizioni, i santi benevoli a cui si chiedono le grazie, la bucolica festa paesana, e tutte le altre piccole vicende quotidiane che caratterizzano la vita di campagna, una vita che sembra scorrere immutabile, scandita solo dal passare delle stagioni, almeno fino all'arrivo di Bastien, un giovane forestiero assunto dal padre di Marie per la mietitura. La porta del Diavolo, che da il titolo a questo lavoro, è la zona che da accesso a una vecchia parte del paese, ora disabitata e fatiscente, che la credenza vuole maledetta. Si dice poi che chi la attraversa sarà a sua volta attraversato dal maligno. Queste leggende non spaventano comunque i giovani Marie e Bastien che curiosi oltrepasseranno questa fantomatica soglia, e si sa, le leggende hanno sempre un fondo di verità…..Questo è un romanzo breve e non di immediato appeal, percorso da una scrittura che affonda le radici nella tradizione letteraria, e che oserei definire per palati fini, ma che troverà comunque degli estimatori, soprattutto fra chi vuole sentirsi parlare d'amore in quei toni antichi che il tempo ha purtroppo ormai cancellato.