Franco Bergoglio

Franco Bergoglio Alla scoperta di Charlie Parker. Eredità culturale e storia di un gigante del jazz


Shake Edizioni, 2025, Collana Black Prometheus, 333 pagine, 20 euro Musica | Biografie | Storia

15/04/2026 di Laura Bianchi

Pochi giorni fa rivedevo Bird, il film del 1988 prodotto e diretto da Clint Eastwood; successivamente, mi sono immersa nella lettura di questo illuminante libro di Franco Bergoglio, che, per i tipi di Shake Edizioni, ha scritto Alla scoperta di Charlie Parker. Eredità culturale e storia di un gigante del jazz; la combinazione tra film e libro è stata l'occasione per tornare ad ascoltare il suono cubista, denso, ricco di echi e rimandi, di un artista immenso, che giustamente l'autore, nella prefazione molto intima e sentita, definisce "potente riferimento generazionale. Magari non un’icona per tutti come Jim Morrison, altro protagonista di cicliche riscoperte, ma un cuore pulsante del Novecento al quale si può giungere dalla musica come anche da letteratura, cinema, graphic novel...". E, per chi non lo conoscesse molto, o non lo conoscesse ancora, bene ha fatto Bergoglio a costruire una biografia - romanzo - saggio, che ci porta nel cuore degli Stati Uniti che continuiamo testardamente ad amare, nonostante i tempi odierni ci portino a fare il contrario: dalle strade di Manhattan - "Lennie Tristano raccontava che percorrendola si poteva attraversare la storia del jazz: in qualche ora si andava dallo stile New Orleans al bebop" - ad Harlem, a Los Angeles, in un viaggio affascinante e illuminante nella storia della musica. L'autore non è solo appassionato del genere, ma possiede la dote di una scrittura agile, che gli permette di affrontare sia le spiegazioni più tecniche in modo comprensibile ed esaustivo, sia i momenti più difficili della vita di Bird, compresa la sua dipendenza dalla droga, che gli causò non pochi problemi, come nell'incisione di Lover Man ("la prima drammatica caduta dell’artista", " forse il brano più tragico mai inciso nell’intera storia del jazz,"), che lo portò nel 1947 al "ricovero in una clinica psichiatrica per esaurimento nervoso dovuto all’utilizzo di droghe e alcol", ma che viene inquadrata dall'autore nel contesto sociale, storico e culturale dell'epoca: "La droga era per i giovani della beat generation un rito esistenziale, un ausilio per sviluppare nuovi piani comunicativi, riscoprire e liberare l’io, superare la quotidianità, il vuoto del Dopoguerra, provocare il perbenismo borghese", citando Borroughs, Kerouac, Ginsberg o Gregory Corso. Come in una caccia al tesoro artistico, il lettore scopre gli autori che hanno parlato della parabola esistenziale di Parker, primo tra tutti Julio Cortazàr, autore de Il Persecutore, direttamente ispirato alla figura del sassofonista, e i musicisti che gli sono stati vicini in quei tempi difficili, eppure fondamentali per il jazz, come Dizzy Gillespie, dall'incontro col quale secondo Bergoglio nacque "la gestazione del bebop", o Gil Evans, il quale gli "proponeva e discuteva ascolti raffinati: Stravinskij, Debussy, Bartók, Shostakovich, Prokofiev, Hindemith". Ma non mancano nemmeno sorprese, come scoprire che Umberto Eco, nel presentare il suo romanzo breve Numero Zero, paragona il suo stile all'improvvisazione jazz del bebop di Parker, centrato sul ritmo della narrazione, frammentato e ritmato.

Tutto il lavoro ha proprio questo ritmo; suddiviso in capitoli dai titoli sintetici (L'ambiente, I fatti, I voli, Le connessioni, Analogico e digitale, Tre regali), contiene paragrafi che scompongono il testo in tanti passaggi dai titoli visionari (Gatti moderni contro fichi secchi; Il Daimon del sax; Kerouacology; Sangue sulla neve sono alcuni esempi), nei quali Bergoglio non lesina dettagli né variazioni sul tema, come nello splendido VOLANDO NEI VINILI - Bird nei testi dal punk all’hip-hop

(e negli Who, Steely Dan, Tom Waits, Joe Strummer...), con omaggi al Bird vivente e defunto, che spiegano il passaggio dal bebop al vocalese, da questo all'hip hop e al rap, anche grazie al diffondersi dei movimenti Black Power. a cui aderiscono anche artisti bianchi, come Joe Strummer, che cita il sassofonista in Leopardskin Limousines e Dizzy’s Goatee, o John Prine, che ne dipinge un ritratto in He Forgot That It Was Sunday, fino al Dylan di Murder Most Foul.

Insomma, emerge nettissimo il profilo di un musicista che definire seminale non è esagerato, come ha acutamente scritto il compianto Vitaliano Trevisan, nel suo racconto Uccelli: "Decine, centinaia, forse addirittura migliaia di fotocopiatrici sonore e umane ci riempiono il mondo di fotocopie sonore dell’opera di Charlie Parker, per poi ridurre queste fotocopie in pezzetti minuscoli che rischiano di soffocarci. Quando entriamo in un club jazz possiamo correre il rischio di soffocare per colpa delle fotocopie umane di Parker." Per evitare il soffocamento, questo lavoro sembra essere un ottimo antidoto, anche per la ricchezza di dati biobibliografici e di consigli di ascolto, che ci permettono di conoscere meglio non solo la poetica di Parker, ma anche il mondo musicale che lo circondava.

Quanto alla colonna sonora ascoltata da me durante la lettura, eccola...buon ascolto, e buona lettura!


Franco Bergoglio (Chivasso, 1973), è saggista, scrittore, curatore artistico. Da trent’anni si occupa di musica, cultura e società per riviste, siti, quotidiani; dal 2011 collabora con Alias del “manifesto”. Tiene incontri, lezioni e un laboratorio annuale sugli eventi musicali presso la facoltà di Scienze della Comunicazione (Università di Torino). Ha organizzato manifestazioni, mostre e collabora con il Torino Jazz Festival. Il talk “Sassofoni e pistole” su jazz e romanzo giallo è stato apprezzato in festival e rassegne di tutta Italia e Svizzera. Ha pubblicato con Costa & Nolan, MobyDick, Arcana. L’ultimo libro è I giorni della musica e delle rose. Rock, pop, jazz, soul, blues nel vortice del ‘68 (Stampa Alternativa, 2018). Scrive anche racconti e pièce teatrali. Il suo blog, attivo dal 2007, è www.magazzinojazz.it


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