Francisco Coloane

Francisco Coloane Capo horn


TEADUE

di Francesco Ongaro
Capo Horn, dove si incontrano e si scontrano due oceani; lo stretto di Magellano, che separa l’appendice meridionale dell’America Latina dalla Terra del Fuoco; Ushuaia, la città più a sud del mondo, dove in certe ore del giorno non si può sostare all’aperto a causa del buco nell’ozono; Punta Arenas, all’estremità del Cile, nazione che inizia in mezzo al deserto e termina tra i ghiacci. Luoghi che colpiscono il nostro immaginario, lo attraversano come un lampo iridescente, non lo lasciano indifferente. Nomi di luoghi che ci riportano ai libri di Chatwin, a mari d’erba desolati, incardinati sotto cieli color pietra, a mondi antichi, a forze primordiali.
Francisco Coloane arriva a scrivere dopo essere stato pastore, lavorante nelle haciendas della Terra del Fuoco, operaio di compagnie per la ricerca del petrolio, cacciatore di foche, baleniere; e si dedica alla scrittura non per vocazione, ma come forma di espiazione, come se lo scrivere fosse la maniera meno dolorosa per cauterizzare il lento respiro di certe solitudini, come una forma di catarsi dentro la quale riscattare vite derelitte, naufragi immaginari e reali. Coloane racconta dopo aver vissuto, e le sue pagine si riempiono del rumore del vento, della forza del mare, di una natura selvaggia e incontaminata, ma soprattutto crudele, bella solo per chi la vede come turista o la legge nei libri. Coloane ha l’immediatezza e l’efficacia di chi, giorno per giorno, anno dopo anno, dentro e contro quella natura ha lottato per resistere.
I personaggi dei suoi racconti solo all’apparenza sono personaggi letterari, ma poi, tratto a tratto, rigo a rigo, s’incarnano, acquistano spessore, volume. Diventano autentici, credibili. Gringos maledetti, cinici avventurieri, assassini in fuga, navi di fantasmi, gauchos, marinai, indios. Coloane traccia le coordinate di un’epopea, allo stesso tempo smitizzandola e inverandola. Come i cow-boys solitari di McCarthy nella sua rivisitazione della frontiera americana, del west crudo e violento, i personaggi di Coloane sono prima di tutti uomini, e dentro ai limiti sconfinati della loro umanità incidono destini mai banali.
È arduo pensare che esista un Sud più a sud del Sud descritto da Coloane. Il ghiaccio del polo e la violenza delle tempeste oceaniche sembrano racchiudere – forse proteggere – un lembo di terra capace di tirar fuori il meglio e il peggio degli uomini. La loro ostinata determinazione a sopravvivere al proprio spettro e l’abbruttente avidità con la quale portano alla perdizione se stessi e la terra che si trovano a calpestare.