Francesco Zardo

Francesco Zardo Come sopravvivere ai francesi


Cooper - € 9,00

di Francesco Ongaro
Se ci si vuole cimentare con un testo ironico, credo che la prima qualità da mettere in campo sia una buona dose di autoironia. Il non prendersi troppo sul serio, insomma, e il non prendere troppo sul serio nemmeno ciò che si sta scrivendo. Francesco Zardo mi pare abbia colto appieno questa sfumatura – che poi sfumatura non è – e riesce a mantenere una leggerezza, di stile e di contenuti, che non stanca ed invoglia a continuare, paragrafo dopo paragrafo – “ancora uno e poi smetto”, e ci si trova alla fine .

Il libro è corto, agile – si legge in poco più d’un ora – ed è una sorta di manuale che passa in rassegna somiglianze e differenze che intercorrono tra le abitudini dell’italiano medio e quelle dei “cugini” d’oltralpe. La cuginanza è un rapporto di parentela ambiguo che può sconfinare in una sorta di fratellanza o nell’indifferenza. E così sono i rapporti tra Italiani e Francesi, che nel corso dei secoli si sono amati/odiati senza risparmio – più la seconda, forse -.

Il tema è palesemente elementare, ma è una semplicità che inganna, perché non c’è nulla di peggio che condire un argomento del genere con una sequela di banalità. Francesco Zardo, mi ripeto, se la cava abbastanza bene, presentando in rapida sequenza differenze - secondo la sua classificazione - macroscopiche, ortoscopiche e microscopiche tra i due popoli – tribù? -; differenze che si riferiscono agli ambiti più disparati, che vanno dai sanitari ai programmi televisivi, dalla spesa alla cucina, dalla stampa alle usanze in pubblico. Ce n’è per tutti i gusti.

Non mancano poi, tra l’ironico e il caustico, alcune riflessioni non disprezzabili sull’essere stranieri – ovviamente non nelle condizioni disperate di un clandestino -. Nel testo, ad esempio, si sostiene che chi si trova a vivere lunghi periodi all’estero, per motivi di lavoro o di studio, pur avendo dimestichezza con la lingua, nei primi mesi non distingue le sfumature, il “parlato quotidiano” dalla cadenza aulica. Tutti, per le sue orecchie, utilizzano lo stesso stile, dalla massaia al conferenziere. Quando si incomincia a distinguere, nel modo di parlare, un meccanico da un intellettuale è forse ore di rifare le valigie e ritornare a casa.

Arguto. Adatto a chi vuole leggere qualcosa di poco impegnativo e divertente senza cadere nella banalità.