Fernando Aramburu

Patria

Fernando Aramburu


Guanda, 2018

di Corrado Ori Tanzi
In Spagna è diventato un caso letterario più ancora che editoriale. Più Ruiz Zafón che Falcones tanto per intenderci. Il successo di Patria di Fernando Aramburu non si conta annotando le quasi cinquecentomila copie vendute, le venti ristampe o le traduzioni che hanno superato la decina. Un libro libro, non un volume sapientemente confezionato con cui creare il caso dell’anno.

Patria ci consegna un quadro a la Bosch (il pittore) dentro cui si mescolano, in trent’anni di catastrofe euskadi targata Eta, vite e destini di carnefici, vittime e società in mezzo. Due famiglie che vedono scollare la loro antica amicizia perché violenza chiama. Bittori (ovverosia Vittoria) affronta come un’eroina romantico-titanica la morte del marito Txato, proprietario di una piccola azienda di trasporti, ucciso perché si è rifiutato di pagare il pizzo etarras, non rinuncia alla ricerca della verità e non rinuncia a che le si chieda perdono, mentre Mirren scopre che suo figlio Joxe Mari è diventato un terrorista e convive col tormento più alto: è lui ad aver ucciso l’ex amico?

Un volume corposo, magari con qualche pagina in più del dovuto in perfetta abulica tradizione iberica che ama sempre un aggettivo o una definizione in più che in meno. Una storia tragica che oltrepassa la vita dei protagonisti. La storia di rancori, silenzi avvelenati (come quello subito da Joxian, operaio in una fonderia, obbligato a tacere l’omicidio del suo migliore amico per terrore della rappresaglia o dell’isolamento sociale), sospetti assassini, bocche omertose che celano basse invidie.

Siamo in una località inventata dall’autore, ma non è compito improbo vedervi Hernani, storica area di potere dell’Eta in Guipúzcoa. Conosciamo via via luoghi e giovani sensibili al fascino dell’organizzazione terroristica, le retate della polizia e i suoi interrogatori, scopriamo la miserabilità di Don Serapio, un prete che sparge odio col sapore della parola del Signore intossicando le vite altrui. Il totale delle vittime supera quota 800, ma sono ancora quasi 400 i delitti irrisolti e legati in qualche modo alla mattanza del gruppo separatista. Da far impallidire i nostri anni di piombo. Fino alla fine dei giochi sette anni fa, con tanto di comunicato nella solita lugubre sceneggiatura e scenografia.

Radici operaistiche a San Sebastián, da oltre trent’anni residente in Germania, ex insegnante di spagnolo, Aramburu (classe 1959, proprio come l’Eta) ha scritto un autentico romanzo, non una storia a tema che nasconde un saggio sotto le coltri della finzione. Questa la prima forza del libro. Protagonisti e comprimari incarnano uomini e donne di terra e di tempo. Nessuna astrazione, la complessità dei loro profili tra sfumature psicologiche e azioni imposte dalle viscere ci consegnano personaggi letterari. Ma i punti di forza sono molteplici. La polifonia narrativa ad esempio, che dà coro e contrappunto alla storia, la vividezza dei singoli momenti accesi dal romanzo, il senso di sconfitta collettiva qualunque sarà la fine della tragedia, sono alcune delle frecce ben utilizzate dall’autore dentro una scrittura forse non scoppiettante ma fotografica a sufficienza a offrirci visione del film che leggiamo.

I radicali abertzales (o certi “antagonisti” di casa nostra) faranno uscire il fumo dal naso. Medaglia d’onore.



Fernando Aramburu, Patria, Guanda, pagg. 640, euro 19

Corrado Ori Tanzi

https://8thofmay.wordpress.com