Felice Liperi

Felice Liperi Tazenda: s’istoria infinida - Visioni di stelle e di canzoni


Il Castello, Collana Chinaski Edizioni, 2025, con la collaborazione di Luca Parodi, 170 pagine, 18 euro Biografie | Musica

13/12/2025 di Laura Bianchi

Sono trascorsi quasi quarant’anni dalla nascita dei Tazenda e venti da quando ha smesso di risuonare la limpida ed espressiva voce del cantante del gruppo, Andrea Parodi, ma resta la loro storia, un canto lungo mezzo secolo, fatto di radici che affondano nella terra sarda per proiettarsi nel mondo, e che hanno lasciato una testimonianza importante nella musica, ma fatto anche di una vicenda collettiva, un cammino in cui memoria e futuro si intrecciano, “come mare che non dorme mai”.

Diviene dunque essenziale fermare i ricordi, le tappe fondamentali di quel cammino, e i versi di canzoni che riaffiorano come preghiere laiche; ecco Tazenda: s’istoria infinida - Visioni di stelle e di canzoni, il volume del critico musicale ed etnomusicologo Felice Liperi, che ha chiamato a raccolta musicisti, produttori, giornalisti, voci amiche, ognuno dei quali ha lasciato una traccia in quel suono Tazenda, una lingua musicale che parla sardo, ma sa farsi mondo.

Al centro del progetto, oltre a Liperi, i fondatori Gigi Camedda e Gino Marielli, custodi di una visione che ha saputo crescere senza snaturarsi, e, accanto a loro, cantautori e musicisti che hanno incrociato il cammino della band, come Andrea Poddighe, Claudia Crabuzza, Piero Marras, Paolo Fresu, fino a coloro che sono stati chiamati a raccogliere l’eredità di Andrea Parodi: da Beppe Dettori a Nicola Nite, fino all’attuale voce di Serena Carta Mantilla, che riporta nel presente quelle sfumature quasi sopranili, capaci di “scaldare il sole”, e di trasformare il canto in invocazione, pronta ad accogliere le sfide del nuovo millennio, con la consapevolezza che il gruppo ha contribuito in modo sostanziale a plasmare l'immaginario world rock non solo italiano, aprendo la strada a gruppi citati alla fine del testo: "Almamegretta, Agricantus, Novalia," e a restituire alla lingua locale una caratteristica peculiare, "per far convivere la loro voglia di sperimentare con la conquistata coscienza del senso di appartenenza. Scelta prima di tutto creativa e poi culturale e identitaria".

Intorno ai Tazenda ruota anche un universo più ampio, che compare nell'opera: cantanti come Gianni Morandi, che li volle con sé per quattro tour internazionali, con tanto di fuori programma davanti al Madison Square Garden di New York; produttori come Giovanni Leonardi, Franco De Lucia e Mauro Cauchi; oppure Massimo Cossu e Luca Parodi, che svelano scelte, intuizioni, azzardi del dietro le quinte. E poi i tecnici del suono, come Alberto Erre e Antonio Ferraro, o il testimone della vita on the road Sandro Frascogna, o ancora, giornalisti come Carlo Eletti, o Pasquale Porcu, che raccontano gli inizi, quando tutto era ancora fragile e necessario. A loro, si aggiungono i racconti di colleghi e testimoni, da Renato Zero a Pippo Baudo, da Mogol a Mara Maionchi, la quale suggerisce loro l'ascolto di U2 e Pogues, per innervare la loro musica di echi folk rock solo apparentemente distanti, ma in realtà profondamente simili, come sottolinea Liperi: "una mescolanza tra i suoni rock di tastiere elettroniche e chitarra elettrica e quelli della tradizione sarda: echi di launeddas, cori a tenore, organetti e armonie della voce acutissima di Parodi."

La storia del gruppo sfiora la leggenda, come evoca la copertina, firmata da Giuseppe Anfossi, artista e musicista vicino alla band. Infatti Tazenda è un nome che richiama la rilettura di Star’s End, nel romanzo Seconda Fondazione di Asimov, ma i componenti la band sembrava presentissero il proprio destino, poiché avevano suonato nei Sole Nero, e nel Coro degli Angeli, nome suggerito da Mogol, colpito dalla verticalità quasi celeste delle voci; la musica sarda con loro ha ricevuto una sorta di iniziazione, e ha intrapreso un percorso che intreccia memoria popolare, forza primordiale della natura, poesia aspra e luminosa della limba, la lingua, che diventa anche il titolo di un album, "prodotto ancora da De Lucia e Cauchi, che esce nel marzo del 1992 con canzoni in sardo dove è presente la ricordata partecipazione di De André in Etta abba chelu e di Paolo Fresu, in Sa festa".

Liperi conduce il racconto con competenza e sicurezza, mettendo in luce la capacità del gruppo di condividere visioni e spartiti con artisti di varia estrazione, dal già citato De André a Maria Carta, da Eros Ramazzotti ai Simple Minds, e sottolineando l'intenzione autenticamente popolare, anche nel senso di pop, della band, che sa parlare a un pubblico vasto senza snaturare la propria essenza né il proprio messaggio. Questo l'ha portata, tra il 1990 e il 1992, a ottenere un vasto successo, col primo Sanremo con Pierangelo Bertoli e Spunta la luna dal monte, versione italiana di Disamparados, il disco d'oro con Murales, la vittoria al Cantagiro, l'inno antiwar Pitzinnos in sa gherra, con la firma poetica di De André, presentato a Sanremo dell'anno dopo, uno dei primi esempi di impegno nell'ambiente sanremese.

Opera importante, utile, perfino necessaria, per chi volesse ripercorrere l'epopea di una band che ha segnato veramente una Seconda Fondazione, e che continua il proprio percorso, "con pazienza e gratitudine", come scrive Marielli nella Postfazione Quantistica. “Un docente universitario di Sassari ha detto che avevamo fatto di più noi tre, cantando il nostro pop-rock in limba che i dibattiti nei salotti culturali e negli atenei dell’isola”, ricorda; e leggendo questo libro, ripassando i testi più importanti, riportati anche in traduzione, facendo scorrere le belle fotografie - documento, riflettendo sui nutriti contributi, non possiamo che essere totalmente d'accordo.


Felice Liperi, critico musicale, è stato per molti anni conduttore e curatore di programmi per Radio3 (Fahrenheit, Alza il volume, Sei gradi). Docente al DAMS, nelle Università degli Studi di Genova e Udine, dove ha tenuto corsi di Storia della canzone italiana e Popular Music, da molti anni collabora con “la Repubblica”. È autore, tra l’altro, di Le città sonore (Costa & Nolan, 1995), La storia della canzone italiana (Rai Eri, 1999, 2009 e 2016), Stelle del folk italiano, Ribelli & Ostinati. Voci e suoni del ’68 (2014 e 2018), nonché di saggi per “LiMes”, “MicroMega” e “Parolechiave”. Nel 2019 ha vinto la Targa Tenco per i Progetti speciali del Club Tenco in veste di co-curatore del cd/progetto di Adoriza Viaggio in Italia.