Federico Fellini - a cura di Rosita Copioli Il cavallo in biblioteca - Scritti inediti
Vallecchi, 2025, 196 pagine, 18 euro Biografie | Poesie | Cinema
28/08/2025 di Laura Bianchi
Quando il regista più autenticamente e genialmente visionario viene raccontato da chi scrive poesie, l'esito non può essere che una lettura coinvolgente e ricca di immagini, metafore, leggerezza e profondità. È il caso di questo Il cavallo in biblioteca - Scritti inediti, in cui Rosita Copioli presenta e illustra uno straordinario ritrovamento: appunti di Federico Fellini, scritti per alcuni spot per la lettura su commissione di un consorzio di editori rimasto fantasma, e depositati nel marzo 1988 alla SIAE, senza poi realizzarli, come invece accadde per la pubblicità di Campari, Barilla e della Banca di Roma. Ritrovati nell’archivio del Fellini Museum di Rimini, sono ora pubblicati da Vallecchi come un prezioso reperto, che illumina di una luce originale il pensiero di uno dei più grandi intellettuali del Novecento, sotto la curatela della riminese Copioli, che l'ha frequentato, ne conosce in modo approfondito il mondo creativo, e ne condivide lo slancio immaginifico, oltre ad aver scritto una splendida biografia - ritratto, Gli occhi di Fellini.
Sotto i nostri occhi estasiati, scorrono pagine e pagine di dattiloscritti, raccolti sotto il titolo a penna "Qualche idea di Federico Fellini di spot pubblicitari per una promozione editoriale", che spesso presentano modifiche, sempre a penna, a testimoniare il lavorìo costante del regista fin dalla prima bozza del soggetto. E scorrono, leggendo le pagine, immagini inconsuete, brillanti, ironiche, e, più che di spot, si potrebbe davvero parlare di piccoli film, tanto il racconto si anima, vivido, e in poche righe ci porta nel cuore della situazione descritta, e del messaggio che l'autore vuole trasmettere. L'amore del regista per la lettura è noto, e qui emerge con una nettezza e un'intensità straordinarie: su tutto, colpisce l'antitesi, più volte ripetuta, tra la monotonia della quotidianità e la ricchezza del mondo in cui ci si immerge quando leggiamo. Libro, e lettura, percepiti come veri unici antidoti all'inevitabile sofferenza, si direbbe allo spleen, che ognuno si porta dentro, che lo ammetta o no; così, vediamo uomini e donne che, la sera a casa, la vedono illuminarsi di colori che la giornata non ha mai avuto, e popolarsi dei personaggi delle storie che leggono, oppure vediamo gli stessi personaggi immaginari che ribaltano la prospettiva di ore trascorse passivamente davanti al televisore, e invadono il salotto di una famigliola, letteralmente scaraventando l'apparecchio per le scale.
La tensione tra libro e omologazione televisiva, oltre che tra tempo per sé e tempo sottratto a sé, è già palpabile, nel 1988; e si può dire che Fellini avesse già profetizzato quella mutazione antropologica, per dirla con Pasolini, che divenne concreta e pervasiva con l'avvento delle televisioni private, a danno del "tempo per leggere", come scrive lui in un bozzetto. Ma non si pensi che l'impostazione che leggiamo nei soggetti sia intimidatoria o moraleggiante; la prospettiva del regista e sceneggiatore è invece tesa a valorizzare il libro come "lo stimolatore della sfera dell'immaginario", per risolvere l'apparente contraddizione insita nel veicolare attraverso il mezzo televisivo un messaggio antagonistico nei confronti di quest'ultimo. Non esiste contrapposizione tra televisione, cinema e letteratura, sembra suggerire, purché usiamo il nostro tempo libero, appunto, liberamente, scegliendo l'uno, l'altro o l'altro mezzo in modo autonomo, alla ricerca non solo di un'evasione indotta, eterodiretta, bensì spontanea, come un'esigenza naturale.
Agli scritti felliniani, ecco quindi accostarsi quelli, alquanto poetici, di Copioli, che ci guida alla scoperta del Fellini uomo, imbastendo un ritratto biografico inedito e suggestivo, di artista alla ricerca della "Harmonia Mundi", nel colloquio con il mondo animale, coi miti, con la contemporaneità. Lettura articolata, profonda e coinvolgente, che ci spinge a rivedere i capolavori felliniani sotto una nuova luce, leggendo e insieme cavalcando anche noi sul mitologico Pegaso, il cui volo, caro alle Muse, ci porta nel mondo della memoria e della fantasia.
Federico Fellini (Rimini, 20 gennaio 1920 – Roma, 31 ottobre 1993) è stato non solo uno dei più grandi registi, ma uno dei massimi artisti del Novecento. Con ciascuno dei suoi film ha dato una rappresentazione memorabile della storia italiana, e più nel profondo, dell’anima umana. Dove – si è chiesto Kundera – dopo Stravinskj, dopo Picasso, si trova un’opera più bella, d’una immaginazione più potente? I suoi film La strada, Le notti di Cabiria, 8½ e Amarcord hanno vinto l’Oscar per il miglior film straniero. La dolce vita ha conseguito la Palma d’oro al Festival di Cannes nel 1960, 8½ e Intervista il Gran Premio del Festival di Mosca rispettivamente nel 1963 e nel 1987. Fellini ha ricevuto il Leone d’oro alla carriera alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1985, e l’Oscar alla carriera nel 1993. Tra i suoi scritti, memorabili sono saggi e interviste quali l’introduzione a La mia Rimini (Cappelli 1967), Un viaggio nell’ombra, ne I clowns (Cappelli 1970), raccolti poi in Fare un film (Einaudi 1980), e Intervista sul cinema (Laterza 1983).
Rosita Copioli è scrittrice e poeta. Ha pubblicato libri di prosa e saggi, drammi, testi storici, curato e tradotto opere di Saffo, Leopardi, Goethe, Flaubert, Yeats. Fra gli ultimi saggi: La voce di Sergio Zavoli (Vallecchi 2021); Simbolo (Vallecchi 2022); William Butler Yeats. Omero in Irlanda (Ares 2024); Acque della magia. Matteo Maria Boiardo e L’inamoramento de Orlando (Metilene 2024). Fra i libri di poesia: Splendida lumina solis (Forum 1979); Furore delle rose (Guanda 1989); Elena (Guanda 1996); Il postino fedele (Mondadori 2008) Le acque della mente (Mondadori 2016); Le figlie di Gailani e mia madre (Franco Maria Ricci 2020); Elena Nemesi (MC 2021); I fanciulli dietro alle porte (Vallecchi 2022). Su Fellini ha scritto dal 1989 e ne ha curato opere e mostre, fino all’ultimo libro Gli occhi di Fellini (Vallecchi 2020).