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Fausto Pellegrini

Viaggio nella canzone d`autrice

Fausto Pellegrini


L`Erudita, 2018

di Eliana Barlocco
Incanto dal lat. incantāre ‘cantare formule magiche’. Ammaliare con le parole utilizzando il potere della musica. E l’incanto viene esplicato nel sottotitolo. Mi è capitato per caso, o per fortuna, di assistere alla presentazione del libro di Fausto Pellegrini. Un libro che racchiude tante storie, le vicende di alcune autrici italiane di differenti terre geografiche e di vari stili. Partendo dallo stereotipo Cantautore: barba e chitarra, Pellegrini apre una breccia su una pagina bianca della storia della musica italiana. Intendendo l’utilizzo del termine “bianco” nell’accezione di intonso. Indubbiamente una strada poco battuta perché poco credito, nel passato, era dato al cantautore donna (almeno nel panorama della musica italiana).

Non è un libro di storia della musica, ma è un racconto che emerge dalle vicende di queste artiste. La narrazione di come si è evoluta la ricerca femminile. Ad esempio si evince che non vi sono gruppi di appartenenza (come ricordava l’autore stesso, nel caso maschile, citando l’allora Scuola Genovese), ma ognuna è originale e a sé stante. Eppure vi si possono ravvisare dei temi comuni. Primo fra tutti quello dell’Identità. Che sia identità di genere, identità culturale, identità geografica. E’ importante sottolineare le proprie radici per comprendere dapprima se stesse e poi aprirsi agli altri: “La memoria non esclude, include. L’identità include, perché la mia identità è data dagli altri.” (Giovanna Marini) e ancora: “ se conosci te stesso puoi andare incontro agli altri. E’ l’ignoranza che ti fa vedere negli altri un pericolo....se non ci conosciamo ognuno sarà straniero agli altri.” (Elena Ledda). Un’identità che è una conquista e un riconoscimento. Conquista del proprio ruolo e riconoscimento della propria musica.

Altro tema che ricorre è quello del corpo e del suo utilizzo. “...la cantautrice, donna, sa per nascita che niente può essere scollegato dal suo corpo. Noi siamo corpo, mentre il maschio è la sua intelligenza e la sua creatività. Io ho lottato tutta la vita per non essere solo corpo.” (Teresa De Sio). Nel processo di affermazione del proprio io rientra anche il sapersi riappropriare del corpo, mostrandolo agli altri non solo in quanto tale, ma anche come vaso di conoscenza. E ancora la difficoltà nella scrittura data dal contesto che si trasforma in un valore: “L’uomo scrive quello che pensa, la donna almeno fino a poco tempo fa non poteva scrivere tutto, doveva filtrare alcune cose, questo ha reso la sua scrittura più colorita.” (Simona Molinari). Il valore della cultura e della capacità di avvicinare gli altri a tale scoperta, seguito dall’importanza della condivisione di intenti: “E’ la cultura che può, deve salvarci da volgarià  maschili e femminili che imperversano nel nostro paese. Bisogna rimettere al centro valori dimenticati, come l’empatia, la capacità di rispettarsi a vicenda” (Carmen Consoli).

Alla fine di questo viaggio, inevitabilmente un altro cammino comincia. Si fa strada l’ascolto e la scoperta di voci attraverso racconti sonori che ci inducano a nuove riflessioni: “Una canzone non potrà cambiare il mondo, ma può aiutare a pensare. E a sognare.”(Cristina Donà)