Fabrice Tassel Sembrano uomini
Carbonio Editore, 2025, Collana Cielo Stellato, Traduzione di Francesca Bononi, 232 pagine, 19, 50 euro Narrativa Straniera | Romanzo | Noir
22/03/2025 di Laura Bianchi
Ho avuto qualche esitazione, prima di ascrivere a noir il genere di Sembrano uomini, il romanzo dello scrittore bretone Fabrice Tassel, che la splendida traduzione di Francesca Bononi per Carbonio Editore rende disponibile anche a chi non conosce il francese. Di certo, del noir, o meglio del polar (poliziesco e noir), il romanzo ha lo spunto narrativo - due storie di violenza e morte -, vittime inermi, la costruzione, il crescendo vicino al thriller, la presenza di un'investigatrice acuta e pervicace, dalla "tenacia, parente stretta del coraggio", che ricorda la Penelope del romanzo omonimo di Carofiglio.
Si tratta di due vicende, di cui la giudice istruttrice Dominique Bontet si sta occupando: la morte per annegamento di Gabriel, figlio decenne della coppia Thomas e Anna Sénéchat, e la violenza domestica denunciata da Iris Derrien, che vive nel terrore con Patrice Le Biham, marito manesco e possessivo. Eppure, non si tratta solo di un noir, genere del quale, peraltro, la letteratura francese conta parecchi esiti illustri; se si potesse inventare un sottogenere, almeno, sarebbe "noir socio-psicologico", tante sono le sfaccettature che Tassel immette nella trama e nel tono narrativo.
La voce narrante, innanzitutto: che è, certo, onnisciente, ma che sa mantenere alta la tensione, oscillando costantemente tra discorso diretto, indiretto e indiretto libero, entrando e uscendo dai diversi personaggi, a costruire una pluralità, di punti di vista e di ragioni, destabilizzante, a tratti inquietante.
La costruzione dell'arco narrativo, poi: che anticipa e ritarda lo sviluppo dell'azione, che pospone una scena come il funerale del bambino fino alle ultime pagine, che annoda e scioglie pensieri e dialoghi con maestria, conducendo il lettore nell'atmosfera claustrofobica di una cittadina di provincia, pregna di ipocrisie, di desideri frustrati, di violenze e fallimenti taciuti per non fare parlare la gente.
Infine, la descrizione dei personaggi maschili: il titolo non allude infatti a un'umanità generica, bensì al genere maschile in senso stretto, a uomini che sembrano tali, ma non lo sono nel senso più autentico e profondo, poiché sono vittime e carnefici insieme, ambigui, mistificatori, prede di stereotipi patriarcali e di una società che li vuole vincenti, lavoratori affidabili, protettori di donne e bambini, mariti e padri affettuosi, in un momento storico in cui, tra disoccupazione e #metoo, il maschilismo sembra vacillare; e nessuno osi "ficcarci il naso", come dice Thomas alla moglie, per conoscere la verità.
A controbilanciare un tono accusatorio nei confronti dell'universo maschile, Tassel è abile nell'introdurre, tra i pensieri della giudice, il dubbio che nemmeno quello femminile si possa salvare totalmente dalle critiche. Anna e Iris sono persone coraggiose e schiette, ma Dominique, pur lucida e ferma nel desiderio di fare giustizia, esprime perplessità nei confronti delle due, perché, nei tanti casi che ha seguito, ha potuto riscontrare nelle donne "testardaggine, scarsa intelligenza, mediocrità".
Il lettore non si aspetti nessuna certezza, dunque, nessuna figura totalmente positiva, ma assuma un relativismo delle opinioni che, in un mondo letterario sempre più improntato alla generalizzazione e all'assolutizzazione senza sfumature, non può che essere proficuo e corroborante. Persino in un noir, pur tanto atipico.
Fabrice Tassel, giornalista e scrittore, vive a Parigi. Originario della Bretagna, è un instancabile viaggiatore, il cui sogno è visitare almeno cento Paesi del mondo. Sembrano uomini è il suo quarto romanzo, candidato a prestigiosi riconoscimenti, tra cui il Grand Prix de Littérature Policière 2023.