Emilio Manzotti, Luciano Zampese

Emilio Manzotti, Luciano Zampese Il testo poetico. Metodi strumenti esempi d’analisi linguistica


Vallecchi, collana Vallecchi/Italianistica, 2026, 588 pagine, 22 euro Saggi | Letteratura | italianistica

07/09/2026 di Ambrosia J. S. Imbornone

Il volume di Emilio Manzotti e Luciano Zampese Il testo poetico. Metodi strumenti esempi d’analisi linguistica, edito da Vallecchi nella collana di Italianistica diretta da Gualberto Alvino, intende offrire uno strumento corposo, interessante e prezioso agli specialisti in divenire, ovvero gli studenti universitari di Lettere e di Lingue, e agli specialisti in atto, i docenti di Italiano della “scuola superiore”, ovvero della scuola secondaria (in questo caso, visto il livello di approfondimento, soprattutto di II grado, ma non solo). I due studiosi, il primo professore emerito di Linguistica italiana all’Università di Ginevra, il secondo incaricato di Linguistica italiana nella stessa università, si rivolgono comunque con questo manuale anche in generale a “tutti i lettori di poesia sensibili agli aspetti formali, espressivi del testo poetico, e interessata a una sua comprensione analitica e approfondita”.

Il testo prende le mosse dalla premessa che la poesia sia in primis “forma”, “messaggio messo in forma”, ovvero “un significato indissolubilmente legato a una forma – altrettanto significativa, se non più, dello stesso significato”; pertanto la poesia viene considerata, in quanto “oggetto linguistico”, come forma a tutti i livelli linguistici, non solo quelli metrici e fonici. Anzi, è ritenuta forma in particolare “al livello che dà senso al tutto, quello semantico”, in cui i significati si organizzano in “schemi, o “figure” o “disegni”. L’ambito teorico di riferimento e gli strumenti metodologici e concettuali proposti sono ovviamente quelli della linguistica testuale contemporanea, senza la pretesa di poter fornire una rassegna esaustiva, ma con l’intento di offrire “selezioni, assaggi, approfondimenti puntuali” che poi toccherà al lettore, se incuriosito e interessato, “estendere analogicamente”, e soprattutto l’intenzione di esplorare ed esemplificare i significati linguistici in specifici contesti nella linea di una jakobsoniana “poesia della grammatica” e “grammatica della poesia” ; gli esempi poetici prescelti dai due autori sono soprattutto otto-novecenteschi.

Il volume parte quindi dal testo poetico in generale, citando un discorso di Giovanni Pascoli del 10 giugno 1901, in cui affermò che “c’è un superfluo che nella vita è più necessario di ciò che è necessario: la poesia”; del poeta dei Canti di Castelvecchio si menziona anche la celebre lirica metapoetica La poesia, in cui essa è definita come una lampada che illumina i diversi aspetti della realtà, rendendoli percepibili come poetici, colorandoli della “luce della poesia”, laddove invece, ad esempio, Clemente Rebora proponeva nei suoi Frammenti lirici del 1913 un’accezione di poesia come “intensificatore della percezione della vita”. Si evidenzia inoltre la tendenza moderna dell’800-’900 ad associare la poesia esclusivamente a quella incentrata sull’ “Io” e quindi “lirica”, parola che è diventata sinonimo di componimento poetico, così come si ricorda che nella modernità essa si è spinta verso tutti gli esiti estremi possibili, da quello esoterico alla Mallarmé, fino ad assumere la forma della “filastrocca infantile, dello scherzo, del nonsense, del gioco sulle parole e i loro suoni”.

Ancora, nel primo capitolo si riepilogano le caratteristiche precipue del testo poetico, che può essere visto “globalmente come il risultato di una macro-enunciazione, di una azione linguistica complessa”, poi la sua non-contingenza, dato che il testo poetico ha un valore almeno parzialmente indipendente dalle “circostanze della sua produzione”, il suo rivolgersi a un “lettore plurimo, indeterminato e sempre rinnovantesi”, il grado elevato dell’elaborazione formale e il suo derivare da un processo relativamente complesso; per quanto riguarda la ricezione e fruizione della poesia, si parla di allusività, che “sembra la modalità di comunicazione propria al testo poetico – in specie di quello moderno, novecentesco o attuale”, polivalenza, densità e opacità.

Il secondo capitolo dell’ampio volume offre invece un esempio denso e accurato di analisi linguistica, come metodo e insieme di strumenti, applicata alla lettura approfondita di un componimento, Nebbia di Giovanni Pascoli, che per Gianfranco Contini rappresentava una specie di “allegoria generale del mondo poetico pascoliano”. Si parte qui dalla ripetizione del verso iniziale delle cinque strofe, per poi entrare nel vivo dell’analisi linguistica e concentrarsi sulla sezione che nel libro appare quella relativamente meno diffusa e la più affascinante, quella dell’architettura illocutiva. Ci si sofferma allora sul tipo di azione linguistica che pone in relazione nel testo l’Io lirico, ovvero il locutore, con l’interlocutore della poesia, la nebbia: ogni locutore infatti produce un enunciato, ma “effettua anche una azione (sempre linguistica) di carattere interattivo”, come una domanda, una richiesta o un’asserzione e qualunque testo poetico, che non sia composto da un unico enunciato, rappresenta pertanto una successione di illocuzioni. Nel caso di Nebbia si individua allora una richiesta “ribadita a intervalli regolari”, quella di proteggere dalla sofferenza che incombe, e un secondo movimento illocutivo di natura ottativa, mentre l’articolazione deittica contrappone ciò che è vicino e ciò è lontano, nella consapevolezza dell’ultima strofa che il mondo sia comunque irriducibile al “nido-casa”.

Il terzo capitolo approfondisce proprio le “azioni” del testo poetico, le illocuzioni, distinguendo per esempio verbi illocutivi e non-illocutivi o semplicemente descrittivi, le richieste in negativo, gli inviti diretti o attenuati e impliciti, con esempi molto dettagliati, ecc.

Il quarto capitolo, anche questo piuttosto interessante e appassionante per gli specialisti, invece affronta l’argomento del referente, ovvero le entità extralinguistiche del mondo reale o immaginario, a cui il testo fa riferimento, dell’espressione linguistica e delle proprietà informative dei referenti testuali, le catene anaforiche, l’articolazione tema-rema (ciò che si predica sul tema), le frasi eventive, che “veicolano un evento, stato di cose o azione che sia” e mettono in rilievo il “suo accadere”, e quelle presentative, che introducono una nuova entità, “un nuovo centro di interesse” che solitamente è il tema delle frasi seguenti. Si analizzano le progressioni tematiche, distinte in a tema costante, lineari e globali, tre tipologie diverse tutte attestate ad esempio nella famosa lirica di Umberto Saba La capra.

Anche il quinto capitolo costituisce uno dei più originali del lotto ed è dedicato alle testure (che riprende texture, un termine frequente e abituale nella letteratura specialistica in inglese), all’architettura del testo poetico, che presenta segnali di connessione, di tessitura, legami semantici e pragmatici di vario tipo tra le unità del testo e le sue parti. Le testure per identità sono ripartite in riprese di parole, di morfemi, di strutture sintattico-semantiche e di più astratte configurazioni semantiche; si parla di relazioni semantiche (sul piano delle illocuzioni) o logico-semantiche (conseguenza, motivazione, causa, riformulazione, specificazione, opposizione-limitazione, aggiunta, relazioni temporali o spaziali, di inclusione, similarità, contrasto…) senza la ripetizione di elementi formali o semantici identici.

Nel sesto capitolo il livello di analisi concerne sintassi, morfologia e lessico; a proposito della prima, si rammenta la varietà delle forme sintattiche della poesia da fine Ottocento al Novecento, che spazia dalla poesia-periodo, in cui il componimento coincide con un’unica frase complessa, fino all’ “ascesi sintattica, la quasi totale dissoluzione della sintassi, caratteristica dell’ultimo Caproni, che lascia sopravvivere solo scheletri di frase”. I due autori passano in rassegna i vari tipi di sintassi presenti negli incipit, esaminano le strutture sintattiche testuali, che organizzano porzioni ampie di testo e sono divise tra apposizioni e correlazioni, ecc., per poi soffermare la loro attenzione sulle parole della poesia, di cui Théophile Gautier un secolo e mezzo fa evidenziava la “bellezza e un valore intrinseco, come pietre preziose che non siano ancora intagliate e sfaccettate”: “Vi sono parole diamante, parole zaffiro, rubino, smeraldo, altre che brillano come fosforo a strofinarlo, e non è un lavoro da poco trasceglierle”. Si parla allora delle “parole poetiche” e “poeticissime” per Leopardi, così come delle parole nuove che fanno continuamente il loro ingresso nei versi poetici, per poi proporre un altro esempio approfondito ed esteso di analisi, quella sintattica e lessicale de La servetta di monte di Pascoli.

Il settimo e ultimo capitolo è dedicato infine ai suoni e alle figure di suono, al ritmo, che si manifesta nel metro e nelle sillabe metriche, aperte o chiuse, nella scansione dei versi, imparisillabi o parisillabi, nei fenomeni di omoteleuto (rima, assonanza e consonanza) e nelle strofe. Si parla del verso libero, della distruzione delle “regolarità strofiche”, per dirla con Mengaldo, e tuttavia di una certa persistenza della quartina, delle forme metriche del sonetto, del madrigale e della canzone, senza dimenticare ovviamente la canzone libera leopardiana, “sperimentazione metrica”, che “ricrea la canzone secondo una sensibilità moderna”. Non manca neanche un ricco apparato bibliografico, distinto in manuali e opere di consultazione, poi saggi, studi critici e interviste ed infine edizioni dei testi poetici analizzati o citati.

In definitiva, questo volume ampio e accurato offre in modo chiaro e approfondito a studenti, docenti e cultori strumenti utili e prospettive non scontate, per approcciarsi analiticamente al testo poetico, spunti da adottare e applicare a tanti altri componimenti e autori, magari anche a quelli della più stretta contemporaneità, per riflettere su intenzioni comunicative e scelte formali, sull’evoluzione di metri e strofe. Un manuale che affianca concetti teorici ben illustrati a una notevole e ammirabile ricchezza di esempi, un libro da studiare per continuare a studiare, a leggere e scendere nei livelli più profondi dell’analisi del testo poetico, senza fermarsi alla superficie.


Emilio Manzotti, ordinario e emerito di linguistica italiana all’Università di Ginevra. I suoi principali ambiti di ricerca sono la semantica lessicale e frasale, la linguistica del testo, l’analisi linguistico-stilistica del testo poetico con applicazioni soprattutto otto-novecentesche a Pascoli, Saba, Caproni, Rebora, Sinigaglia.

Luciano Zampese, incaricato di linguistica italiana nella stessa università, si interessa di linguistica testuale e di analisi stilistica del testo letterario: studi su Montale e su Meneghello (La forma dei pensieri, Cesati, 2014; «S’incomincia con un temporale», Carocci, 2021).