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Eduardo Galeano

Il cacciatore di storie

Eduardo Galeano


Sterling & Kupfer

di Corrado Ori Tanzi
Se ne andò nel 2015 e ancora il continente latinoamericano (e, più traslato, l’intero mondo) non ha ancora fatto bene i conti con che cosa ha perduto, quanto si è impoverito con la sua uscita. Eduardo Galeano è stato un corpo e una voce che ci ha fermato e raccontato storie che non pensavamo di poter mai ascoltare. Storie sul Sudamerica, su gente stracciona, pezzente, misera, appena uscita dai canali sottoterra o con la testa poco fuori dall’imbocco di una miniera. Intere pagine su donne con la schiena dritta anche se battute in ogni dove, su popolazioni che ogni forma, umana o meno (soprattutto meno) di capitalismo ha sopportato con irritazione l’esistenza.

Il suo Le vene aperte dell’America Latina è la Bibbia dei reietti, Splendori e miserie del gioco del calcio la volontà (riuscita anche più delle sue più alte ambizioni) di raccontare quanto il rotolare di un pallone non solo sia un gesto di cultura alla pari dell’apertura di una sala di teatro, ma la quintessenza del mondo contemporaneo.

Uno degli intellettuali e artisti migliori del nostro tempo, proveniente da quell’Uruguay che ci ha dato anche Óscar Tabárez e Pepe Mujica, per chi scrive sublimi artisti della vita. Sarà l’aria uruguagia che regala tali profili al pianeta.

Oggi Sperling & Kupfer ci fa il dono di un volume di brevi annotazioni, ciascuna delle quali non supera la singola pagina, raccolte ne Il cacciatore di storie, frutto di un’intera vita passata ad annotare spunti, idee, frasi, parole, intrecci in piccoli quaderni che teneva in tasca e che si materializzavano in qualunque occasione.

Scriveva a mano Galeano, fino all’ultimo. E così fissava la bellezza di uomini e donne che incontrava per strada, di popolazioni indigene fonti di tradizioni orali su cui poggia i piedi il pianeta, sulla spontaneità propria dei bambini («Come spiegherebbe a un bambino cos’è la felicità?» gli chiese una volta un giornalista. «Non gliela spiegherei. Gli darei un pallone per farlo giocare», rispose lui), lo stupro della giustizia proprio partendo dalle strade che conosceva bene.

È una lettura meravigliosa. Urgente come la necessità di scrivere queste pagine che ha guidato lo scrittore e saggista. Uomo vero. Galeano. Profondamente di sinistra e mal sopportato (se non quando detestato) dai governi di sinistra del subcontinente complici di quella dominazione e sfruttamento dell’uomo sull’uomo che non smise mai di armare la sua mano di carta, penna e calamaio.

P.S.: Incapace di sposare posizioni convenzionali e ancor meno di tacere, descrisse così la differenza tra i due più illustri numeri 10 argentini del calcio «Maradona ha la palla sempre attaccata al piede, Messi ha la palla dentro il piede». Si narra che poco dopo ricevette in Uruguay una maglia firmata da Leo con tanto di ringraziamento. Capito?

 

Eduardo Galeano, Il cacciatore di storie, Sperling &Kupfer, 272 pagg., 16,90 euro

Corrado Ori Tanzi

https://8thofmay.wordpress.com