E. Veltri - M. Travaglio

E. Veltri - M. Travaglio L’odore dei soldi


Editori Riuniti 2001, pp. 352, lire 24000

di Rocco
“La verità è che se Berlusconi non fosse entrato in politica, se non avesse fondato Forza Italia, noi oggi saremmo sotto un ponte o in galera con l’accusa di mafia. Col cavolo che portavamo a casa il proscioglimento nel lodo Mondadori” (Fedele Confalonieri, “la Repubblica” 25 giugno 2000). Con tre citazioni simili a questa inizia il discusso libro che il medico e deputato ulivista Veltri ed il giornalista Travaglio - finora non certo noto per le sue simpatie “comuniste” - hanno pubblicato con discreto successo (finora quattro edizioni). Il testo - agile ed intrigante in alcuni punti, più faticoso e certo necessariamente numerico in altri - risulta suddiviso con chiarezza in un’introduzione (“Cavaliere, dove ha preso i soldi?”, di Elio Veltri), quattro capitoli variamente scompartiti su “Borsellino, l’intervista scomparsa”, “Cinquecento miliardi in cerca d’autore”, “Scene da un patrimonio”, “Lo Stato azionista Mediaset”, ed una breve appendice finale (“Tutti i processi di Berlusconi”) dalla quale risulta che, fra le pieghe ed i bizantinismi della giustizia italiana, il Cavaliere ha ancora un paio di processi in corso, una richiesta di rinvio a giudizio ed almeno un’indagine - quella attribuita al giudice spagnolo Baltazàr Garzòn Real sul caso Telecinco - suscettibile di ulteriori sviluppi. Fra richiami - decisamente seri e, francamente, piuttosto sconcertanti - al mondo della criminalità organizzata, decine di holding impostate come scatole cinesi con prestanome talvolta apparentemente improponibili, trascrizioni di recenti interrogatori a Dell’Utri ed allo stesso Cavaliere dove si parla, in merito a fondi neri, di presunte donazioni berlusconiane al parlamentare forzista per centinaia di milioni e incredibili relazioni tecniche sugli effetti benefici per le imprese Mediaset ottenuti grazie alla legge Tremonti approvata con il primo governo Berlusconi, la lettura si snoda, documentatissima, con punti di involontaria comicità ed altri - lo ripetiamo - più meticolosamente difficoltosi (in particolare il secondo capitolo). Persecuzione giudiziaria o realtà da basso impero? Casualità o conflitto d’interessi? Di fronte alla mole della documentazione mostrata, c’è francamente da restare perplessi. Pur volendo attribuire a chi scrive la naturale dissensione causata dal diverso colore politico - ma di questo contrasto, come accennato, non si è poi del tutto sicuri - si fa fatica a non pensare che qualcosa di concreto, in tutto questo bailamme di cifre e di testimonianze, ci sia. Ad ogni modo, dopo il boom provocato dall’apparizione di Travaglio al “Satyricon” televisivo di Luttazzi il libro è stato velocemente ed opportunamente silenziato. Chissà se in Inghilterra, in Germania, in Francia o negli Stati Uniti sarebbe accaduta la stessa cosa…