DJ Henry

DJ Henry Ballare nella catastrofe


Agenzia X, 2026, prefazione di Claudio Sorge, postfazione di Massimo Pirotta, 146 pagine, 15 euro Musica | Saggi | Biografie

11/03/2026 di Aldo Pedron

DJ Henry aka Enrico Lazzeri è un personaggio originale, poliedrico, fantasioso, unico. Disc-jockey, poeta, dall’incredibile competenza musicale. Henry (Enrico) non deriva dal suo nome ma da Henry Rollins, il cantante dei Blag Flag (una formazione punk americana che ha dato inizio all’hardcore). Ha iniziato negli anni Ottanta a suonare i vinili ed è considerato uno dei pionieri e maghi della consolle. Grazie al suo sterminato sapere discografico che spazia in ogni genere musicale: dal rock al rock and roll, dal pre-war-blues all’hardcore, al punk, al beat, alla scena “mod” e al Northern Soul. Da decenni è impegnato in un tour permanente. Unico nel proporre la sua musica soprattutto con una serie smisurata di 45 giri, vinili della sua pregiata collezione.

Questo non è un libro qualsiasi, Ballare nella Catastrofe con il sottotitolo “la poetica delle dancehall”, significa avere una consapevolezza sociologica, etica, con le narrazioni ideologiche ma senza la retorica del classico DJ e al tempo stesso, uno sguardo al mondo odierno con le sue brutture, i disagi, la solitudine, i tumulti interiori e una sopravvivenza urbana. Le parole chiave per Enrico Lazzeri come divulgatore di musica da ballo sono il “groove” che attiva il corpo ed è una scansione ritmica ripetuta e il “sound”, l’appartenenza a un genere musicale specifico capace di creare una scena e una certa controcultura. Le sue dancehall a Milano comprendono l’Arci Bellezza, la Balera dell’Ortica, Biko, Zinco, The Rabbit, il Cox 18 e poi un po’ in tutta Italia (al Nord soprattutto) e ai Festival Beat, in cui DJ Henry riesce sempre a coniugare perfettamente sound e groove. Ballare nella catastrofe non è un semplice saggio, bensì il frutto di uno studio maniacale e di esperienze decennali. Il libro propone e snocciola vari capitoli come “il lavoro culturale”, “i brani preferiti da DJ Henry”, “l’autobiografia di un DJ”, “la poetica delle Dancehall” (con tanto di nomi e luoghi), le sue “poesie metropolitane” pensate e composte negli anni ’80 e anni ’90 soprattutto, le “poesie filosofiche” e ancora una “quindicina di canzoni killer per ballare” (una scelta assai peculiare, singolare).

Un libro eterogeneo, miscellaneo, scritto in maniera impeccabile, insolita, poetica, autobiografica, con citazioni illustri. Le poesie in stile Bukowski hanno ciascuna tre brani musicali che rappresentano il suo stato d’animo e dei consigli durante la lettura, in cui è raccontata una Milano che non c’è più, ma che rappresenta le radici di quello che lui è diventato. Canzoni citate, tra le più disparate di ogni genere, con un mappamondo musicale/universale, eccone alcuni esempi: The Asphalt World dei Suede (1994), Dirt degli Stooges (con la chitarra di Ron Asheton e la voce di Iggy Pop), Magic Potion degli Open Mind (psichedelia inglese) e By The Grace of God degli Hellacopters (gruppo hard-rock svedese). Nelle poesie metropolitane le canzoni scelte e citate passano da Why People Are Standing? degli

italiani Four By Art, o No Way Out di Peter Sellers and The Hollywood Party (folk-rock psichedelico italiano) anni ’80 così come Light In My Window del 1968 degli Smokestack Lightin’ (una house band al Whisky A Ago Go e al Cheetah Club sul Sunset Strip di Los Angeles negli anni ‘60). Non mancano gli MC5 del leader delle White Panther John Sinclair, il primo gruppo hard-rock e proto-punk che io abbia mai sentito, che nel 1969 pubblicarono l’album dal vivo Kick Out of The Jams (una bomba ad orologeria) e considerati uno dei gruppi più influenti del panorama musicale americano. DJ Henry nelle sue scelte cita Elvis Presley, i Big Brother And The Holding Company, i

Jefferson Airplane con Plastic Fantastic Lover (1967) ma anche B.B. King, Lou Reed, Johnny Thunders, Richard Hell, Bob Dylan, Guy Clark, The Gun Club, Mink De Ville, i Los Lobos e nelle cosiddette “poesie filosofiche”: John Fahey, Robbie Basho, Leo Kottke, Echo And The Bunnymen, The Soul Stirrers, Joni Mitchell, Julian Cope, Gram Parsons, Cat Power, Miles Davis, Nick Cave, Blind Gary Davis e il “Paisley Underground” con The Dream Syndicate del 1982 in The Days Of Wine And Roses.

Il libro è arricchito da una splendida prefazione di Claudio Sorge, una postfazione di Massimo Pirotta e una bibliografia. Un libro compendioso, piccolo ma curioso, colto, dove profondità nei concetti ed entusiasmo nel proporre pagine musicali importanti o poco note ma essenziali sono in risalto e dove musica da ballo, poesia, cultura e subcultura vanno a braccetto.


Enrico Lazzeri, in arte DJ Henry (classe 1962) è nato a Milano nel quartiere Prato Centenaro, un borgo antico, incastonato tra le aree di Niguarda, Bicocca e Greco e un'infanzia passata al Circolo XXV Aprile del PCI togliattiano, con il nonno stalinista. Il suo box di vinili è una sorta di autobiografia portatile. Gira l’Italia con i suoi dischi, dei 45 giri o album d’eccellenza.