Dino Buzzati

Dino Buzzati Il deserto dei tartari


Mondadori-De Agostini, 1989, £ 18000

di Simona
L'ATTESA IMMOBILE E CAPARBIA DI UNA VITA INTERA

Libro conosciutissimo, grande opera della letteratura italiana, Il deserto dei Tartari spesso provoca però reazioni contrastanti. C'è chi rinuncia alla lettura dopo le prime pagine; c'è chi, per una forma di ostinazione, lo porta a termine pur con la sensazione che sarebbe stato meno faticoso attraversarlo a piedi, quel deserto e, infine, c'è chi, al contrario, lo ritiene un romanzo grandioso e originale. Di sicuro risulta piuttosto agevole raccontare la trama poiché, sostanzialmente, non succede NIENTE. Il giovane ufficiale protagonista, Giovanni Drogo, viene mandato come membro della guarnigione presso la Fortezza Bastiani, che si trova in una regione desolata e deserta. Inizialmente pervaso da grande entusiasmo e desideroso di imprese ed epiche battaglie, come i pochi altri vecchi militari membri della guarnigione, anche Drogo resterà avvinto da una sorta di fascino che sprigona dalla Fortezza nella quale le giornate si susseguono, sempre uguali le une alle altre, senza che mai nulla accada. Col passare dei giorni, poi dei mesi e, infine, degli anni, l'atmosfera appare sempre più proiettata in una dimensione quasi irreale. E la magia sarà tale che, anche nel momento in cui avrà la possibilità di andarsene, Drogo seglierà di rimanere. Che cosa lo spinge a rimanere, anno dopo anno, presso quella fortezza silenziosa ai margini del deserto? Forse il ricordo delle antiche gloriose battaglie e la speranza di poter assaporare anch'egli, prima o poi, una tale esaltazione. Quella di Drogo è infatti un'attesa vissuta quasi senza frustrazione ma caparbia, sistematica e deteminata. Tuttavia cosa accadrà quando, dopo tanti anni, finalmente i tartari muoveranno un'aggressione contro la Fortezza? Riuscirà Giovanni Drogo a ricoprirsi di quella gloria e a vivere quel momento di pienezza assoluta da sempre agognato? Sicuramente Il deserto dei Tartari non è il libro più adatto per lettori frettolosi e distratti ma, se dotati di una certa dose di pazienza e di una nautra meditativa, i coraggiosi che si avventureranno nella lettura potranno conoscere una storia diversa, dominata dal contrario del celebre motto "carpe diem". Qui nessuno coglie l'attimo, qui nessuno fa niente, nessuno disobbedisce e nessuno agisce. Tutti attendono, attendono e attendono ancora, per tutta la vita: per pagine e pagine l'autore racconta il lento spreco di una vita forse per inettitudine, forse per ostinazione, probabilmente per orgoglio.

Si volta pagina, passano mesi e anni. Quelli che furono i compagni di scuola di Drogo sono quasi stanchi di lavorare, essi hanno barbe quadrate e grige, camminano con compostezza per le città salutati rispettosamente, i loro figli sono uomini fatti, qualcuno è già nonno ...Giovanni Drogo invece aspetta ancora, sebbene la speranza si affievolisca ad ogni minuto.