Daniel Schulz Io non sento più le sirene. Ucraina: vita quotidiana e stato di emergenza
2026, Bottega Errante Edizioni, collana Radar / 15, traduzione di Federico Scarpin, 320 pp, 20 euro Attualità | Società | Storia
03/10/2026 di Arianna Marsico
Io non sento più le sirene. Ucraina: vita quotidiana e stato di emergenza, di Daniel Schulz, è un reportage sul conflitto russo – ucraino, ma non dal punto di vista di un giornalista embedded. Il libro, pubblicato in Italia da Bottega Errante con la traduzione di Federico Scarpin, racconta di una quotidianità non perduta, bensì stravolta, darwinianamente adattatasi al ritmo della guerra. Che è quello degli allarmi, che alla fine quasi non allarmano più, non fanno più correre nei rifugi. Una quotidianità, quella descritta dal reporter di Die Tageszeitung, che è quella di chi ha perso il lavoro, non sa più se esprimersi in russo o in ucraino, non si può arruolare e fa il volontario perché all’esercito ucraino non manchi nulla. Di chi invece ha l’umanissimo terrore di essere chiamato al fronte, cerca di andare a scuola, prende ansiolitici per riuscire a dormire. Eppure il popolo ucraino resiste (anche se le notizie di questi giorni non rassicurano su quanto ancora potrà riuscirvi). Esiste, si organizza e, come Daniel Schulz, non fa sconti al governo di Volodymyr Zelens'kyj per l’atavico problema della corruzione.
Io non sento più le sirene offre una narrazione asciutta che si sviluppa negli anni, in giornate di timori e incertezze, avvolta da una pietas tenue e velata, soprattutto quando si parla dei bambini e degli anziani che non vogliono essere evacuati. La guerra distrugge, le persone cercano di tenere assieme i cocci. Massacri come quello di Bucha dovrebbero essere sufficienti a fermare questo orrore continuo, eppure no. La belva umana sembra incapace di fermarsi; tanto, a versare sangue son sempre gli altri.
Daniel Schulz Nasce nel 1979 a Potsdam e cresce nella regione del Brandeburgo, allora DDR. Attualmente dirige la sezione di reportage e giornalismo investigativo del quotidiano tedesco Die Tageszeitung, occupandosi principalmente di Europa orientale, estremismo di destra e tematiche legate alla Germania orientale. Per la sua attività di giornalista è stato insignito di numerosi riconoscimenti, tra cui il Deutscher Reporterpreis e il Theodor-Wolff-Preis. Bottega Errante Edizioni ha pubblicato Eravamo come fratelli, il suo romanzo d’esordio.
Federico Scarpin (1998) Si è formato alla Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori di Trieste, e successivamente all’Università degli Studi di Udine dove si è specializzato in traduzione dal tedesco e dalle lingue serba, croata, bosniaca e montenegrina. Per BEE ha tradotto Eravamo come fratelli di Daniel Schulz Gli innamorati di piazza Oberdan di Christian Klinger e In Slovenia di Aleš Šteger.