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Chris Salewicz

Jimmy Page. Il cuore oscuro dei Led Zeppelin di Chris Salewicz

Chris Salewicz


Shake Edizioni - Pagine 460 - Euro 19,00

di Marcello Matranga
Chris Salewicz, è un notissimo giornalista inglese non nuovo ad operazioni biografiche molto ben fatte e riuscite (i volumi su Bob Marley e Joe Strummer sono decisamente esplicativi in tal senso). I suoi libri lo hanno sempre accomunato, almeno idealmente, al lavoro certosino fatto da John Peel per BBC Radio One, per quel senso di non essere banali e di voler andare a scavare negli angoli più reconditi diegli artisti. Che fossero celebrità o meno, poco importa. Cimentarsi sulla figura di Jimmy Page è opera di non poco conto. Certo, sono servite le interviste fatte con Page per il New Musical Express quando i Led Zeppelin dimoravano selvaggiamente nelle suite dello stardom mondiale, così come le informazioni acquisite nei colloqui e nei racconti che sono arrivati da chi Page lo ha frequentato o ci ha proprio vissuto insieme. Il quadro che esce ci consegna il ritratto di un musicista dal talento eccelso, piuttosto pieno di se, e, spesso non simpatico ai musicisti con i quali ha collaborato, specie all’inizio.

Esemplare in questo senso sono gli incontri con Van Morrison. In senso opposto colpisce la capacità di comprendere che altri giovani chitarristi, provenienti dalla stessa area geografica, avessero un talento straordinario. Ecco quindi emergere la considerazione per gente come Eric Clapton o Jeff Beck, con i quali Page suonerà in diverse occasioni. Interessante la parte dove si parla della passione di Page per il poeta, alpinista ed occultista Aleister Crowley che si è guadagnato l’inquietante  nomea di “uomo più cattivo che sia mai esistito” anche se Jimmy l`ha sempre definito “il più grande genio incompreso del XX secolo”

La storia dei Led Zeppelin ha un peso fondamentale nel libro, a partire dagli inizi, con eccessi assurdi e, oggi del tutto inaccettabili,  i trattamenti riservati alle ragazze che giravano attorno alla band, o l’indole autodistruttiva che permeava John Bonham, completamente dipendente dalla cocaina ed all’abuso di sostanze alcoliche, tanto che ai giornalisti che viaggiavano con la band veniva fornito un elenco di regole che vietavano il contatto visivo con Bonham per la loro stessa sicurezza. Jimmy governava la band in maniera quasi dittatoriale, prendendo la metà dei soldi guadagnati, mentre il manager della band Peter Grant gestiva il resto degli affari della band in maniera opinabile. La fama conquistata dalla band paga il prezzo ad eccessi sempre più difficili da contenere. Alcool e droghe, groupies giovanissime e fiumi di soldi, porteranno i Led Zeppelin a perdere ogni contatto dalla realtà.

Ci sono voluti anni a Page per scrollarsi di dosso il peso della tossicodipendenza e reinventarsi dopo i Led Zeppelin, eppure la sua produzione musicale è rimasta sporadica e priva dei guizzi geniali del passato. Ed è questo aspetto che, da un libro del genere, ci si sarebbe aspettati fossero trattati per comprendere i motivi di tali difficoltà (o scelte), consegnando un`opera definitiva. Ma questo rimane, probabilmente, l’unico difetto di un lavoro che si può considerare definitivo nel tracciare la storia di uno dei più grandi chitarristi in ambito Rock a livello mondiale. 

Un libro consigliato a tutti, non solo ai fans.