Cecilia Sala

Cecilia Sala I figli dell’odio - La radicalizzazione di Israele, la distruzione della Palestina, l'umiliazione dell'Iran


Strade Blu Mondadori, 156 pp, 18,50 euro Società | Attualità | politica

03/11/2025 di Arianna Marsico

“Fino a qui tutto bene”, recitava il celebre film L’odio. E invece no. Questo sembra dire I figli dell’odio di Cecilia Sala. Perché a volte si ha l’impressione che afferrare una parte della complessa questione arabo – israeliana quasi faccia trovare formule magiche, si veda la pax trumpiana assai vacillante (per usare un eufemismo), per affermare che effettivamente alla fine vada tutto bene.

E invece no. Perché “se il problema non è la caduta ma l’atterraggio”, per continuare a rifarsi al film di Kassovitz, l’atterraggio può fare assai male. Il pregio principale del libro di Cecilia Sala è togliere il velo di ipocrita semplificazione e far capire che il problema è sia la caduta sia l’atterraggio. La giornalista analizza in modo lucido i fatti, che mostrano come Israele non sia sempre stato uno Stato messianico, ma come questa componente più radicale sia riuscita gradualmente a imporsi. Non trascura di raccontare come si siano mosse Hezbollah, la Siria e l’Iran, mettendo anche in luce le complicità occidentali dove presenti.

Il mosaico mediorientale è assai complesso, e perderne le tessere è assai semplice. Eppure il racconto asciutto, pieno di testimonianze raccolte direttamente, porta a comporre un’immagine in cui a rimetterci sono sempre i più deboli. L’ultimo capitolo è dedicato a Evin, il carcere iraniano in cui Cecilia Sala fu detenuta. Nella presentazione al Monk di Roma, raccontò di essere stata a lungo indecisa se scrivere o meno della vicenda nella stesura del libro, perché non vuole diventare la storia del suo sequestro, vuole superarla e non essere ricordata solo per questo.

E, se leggerete I figli dell’odio, capirete che Cecilia Sala è molto di più della storia del suo arresto.