Carlo Morena - Sergio Pasquandrea

Carlo Morena - Sergio Pasquandrea Brad Mehldau - Ritratto di un pianista eclettico


Edt, 2025, 304 pagine, 18,50 euro Saggi | Musica

31/08/2025 di Pietro Cozzi

Se c'è un musicista che negli ultimi trent'anni è riuscito a infrangere la bolla degli aficionados del jazz e a conquistarsi un pubblico di fedelissimi molto più vasto, dai raffinati ascoltatori di musica classica fino a chi frequenta il pop, questi è sicuramente Brad Mehldau. Ben venga allora Brad Mehldau - Ritratto di un pianista eclettico, che, nel panorama dell'editoria musicale troppo spesso affollato di “ricicciature” sugli stessi (pochi) nomi, propone, almeno per l'Italia, la prima monografia interamente dedicata al pianista originario della Florida. Sergio Pasquandrea, giornalista e critico musicale, e Carlo Morena, pianista di lungo corso con nel curriculum collaborazioni illustri, uniscono le loro competenze per firmare un ritratto dell'ex enfant prodige del jazz che brilla per chiarezza e completezza, oltre a proporre diversi spunti critici su cui approfondire la riflessione.

Nel volume, completo di discografia, bibliografia e di un puntuale apparato di note, il racconto della carriera di Mehldau è solo parzialmente cronologico. La scansione dei capitoli prende invece in considerazione i diversi ambiti in cui si è sviluppato il percorso artistico del pianista, privilegiando l'eclettismo che lo distingue e che, a giudizio degli autori, è la caratteristica che meglio sintetizza il contributo di Mehldau allo sviluppo del jazz contemporaneo. Si passa così dalla serie di The Art of The Trio ai lavori in piano solo, dai suoi contributi come sideman ai dischi che più esulano dall'ambito strettamente jazzistico, a partire dall'“epifanico” Largo (2002). È un eclettismo che forse potremmo definire anche generazionale, e cioè caratteristico di quella generazione X che ha scoperto la musica negli anni Ottanta e Novanta e l'ha assorbita in purezza, scevra di quei contenuti sociali e politici che l'hanno caratterizzata in altri decenni. Per Mehldau, classe 1970, tutto è semplicemente materia viva su cui lavorare artisticamente, senza differenze tra l'amato tardoromanticismo musicale tedesco, i Beatles, il cantautorato del compianto Nick Drake e di Elliott Smith e il rock cerebrale dei Radiohead.

Non a caso un corposo capitolo è dedicato all'aspetto forse più affascinante e fecondo della creatività del pianista americano, la rilettura delle canzoni contemporanee, praticata nei contesti strumentali più vari e spesso protagonista di interi lavori. Il libro contiene diverse puntuali esemplificazioni ed analisi dello stile con cui il musicista si accosta al pop-rock, a partire dalla frequentatissima Paranoid Android dei Radiohead, un autentico cavallo di battaglia del nostro. Pasquandrea e Morena si soffermano sull'approccio sempre profondamente rispettoso degli originali, a volte molto lontano dalla scontata improvvisazione sul giro armonico: Mehldau lavora sulla canzone in tutti suoi aspetti, ne rispetta la sequenza delle sezioni e le progressioni emotive, sceglie con cura le parti su cui improvvisare e spesso si limita a cesellare con maestrìa le melodie.

Tutto questo i due autori ci raccontano con chiarezza e semplicità, prendendo per mano anche chi, come chi scrive, si affida soprattutto all'orecchio e ha una conoscenza solo abbozzata della scrittura musicale. In questo senso il libro si presta con efficacia a diversi livelli di approfondimento, lasciando al lettore la scelta tra limitarsi al profilo critico-descrittivo o tentare di seguire il “laboratorio-Mehldau” tra le righe dei pentagrammi, mettendo alla prova le proprie competenze. Alle trascrizioni e alle analisi più tecniche sono riservate quattro dettagliate appendici, ma anche il non-professionista che non valicherà questa soglia si sarà comunque fatto un'idea più profonda, capitolo dopo capitolo, della struttura della musica del protagonista. È un altro pregio di un libro assolutamente da non perdere.


Carlo Morena Inizia gli studi nella sua città, Pescara, studiando privatamente con il M° Giuseppe Cantarelli, entrando più tardi nel Conservatorio Licinio Refice di Frosinone, dove si diploma in Pianoforte principale e dove frequenta il Corso straordinario di Jazz tenuto dal M° Gerardo Iacoucci. Consegue in seguito il Diploma accademico di II livello di Musica Jazz presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano. Ha studiato con Enrico Pieranunzi, Franco D'Andrea, Alvaro Is Rojas, Mulgrew Miller e Walter Norris. Ha vissuto a Siena, Barcellona, Madrid, New York, Lisbona e Berlino, agendo sempre come interlocutore attivo della comunità jazzistica del suo luogo di residenza, come pianista e come didatta.

Sergio Pasquandrea è nato a San Severo (FG). Dai primi anni Novanta vive a Perugia, dove insegna Lettere in un liceo. Nel 2007 ha conseguito un dottorato in Linguistica presso l’Università di Pisa; dal 2007 al 2015 ha lavorato come ricercatore universitario nel campo della Sociolinguistica.

Ha pubblicato due plaquette e sei sillogi di poesia. Collabora come giornalista e critico musicale con il bimestrale “Jazzit” e con il blog letterario Carte Sensibili. Ha pubblicato nel 2014 il volume di racconti Volevo essere Bill Evans (Fara) e nel 2015 il saggio Breve storia del pianoforte jazz. Un racconto in bianco e in nero (Arcana).